Religioni, la difficile sfida del dialogo

Sempre più numerosi gli stranieri in provincia, 12 mila i musulmani. Ma di una moschea non c’è ancora traccia


di Luca Pianesi


TRENTO. È un Trentino sempre più multirazziale e multiculturale, destinato, negli anni, a modificarsi anche dal punto di vista religioso. Alla tradizionale fede cristiano cattolica, infatti, ormai si affiancano culti e confessioni delle più varie: si va da quella ortodossa e protestante a quella musulmana, dai sempre più numerosi aderenti alla tradizione buddhista agli appartenenti alla fede baha’i e indù. Gli ultimi dati del Centro informativo per l’immigrazione mostrano che il 9,2% della popolazione residente in provincia è straniera. Un dato ben più alto di quello medio nazionale, che non supera l’8%. E i tanti stranieri presenti sul nostro territorio portano con loro tradizioni, usanze e diverse esperienze religiose. Da oggi, “Il caso della settimana” del Trentino concentrerà la sua attenzione proprio sulle diverse religioni che si stanno affermando sul nostro territorio. Cercherà di fare il punto della situazione, di capire quali sono le confessioni più diffuse e quelle maggiormente in crescita, le criticità del sistema e i punti di forza di una provincia rispettosa ma non sempre accogliente.

Problematica, per esempio, resta la questione che ruota intorno ai luoghi di culto. Due chiese, la San Marco di Trento, di tradizione romena, e la Sant’Antonio di Rovereto, che si rifà al Patriarcato di Mosca, bastano a soddisfare le esigenze di oltre 15 mila persone? Tanti sono, infatti, i cittadini che si rifanno alla tradizione cristiano ortodossa in Trentino e ancor più numerosi saranno negli anni a venire. Il Cinformi, infatti, nel suo rapporto sull’immigrazione del 2012, sottolinea che le comunità che fanno registrare i maggiori tassi di aumento sono proprio quelle che si rifanno alla tradizione cristiana orientale: la moldava, la russa e l’ucraina, mentre quella rumena è già la più numerosa con 8.545 presenze. La seconda religione più diffusa in provincia è quella islamica. I musulmani, infatti, sono più di 12 mila e, ad oggi, non hanno nemmeno un tempio dove professare la loro fede. Hanno dei luoghi di aggregazione, centri culturali, usano sale e stanze per la preghiera, ma di una moschea ancora non v’è traccia. È, questo, uno dei grandi temi della città, che da anni divide e crea discussioni. È di un mese fa la notizia che la Lega Nord ha condotto l’ennesima raccolta firme per esprimere la sua contrarietà alla costruzione di una moschea a Lavis. In questa settimana cercheremo di capire se è ancora in previsione e, eventualmente, a che livello sono arrivate le operazioni di progettazione.

Un’altra religione che vede un costante aumento di fedeli è quella buddhista, che ha in provincia alcuni centri per lo studio riconosciuti, come quello Vajrapani, a Bosentino, che si rifà alla tradizione Ghelu, tibetana, e Ch’an, coreana. E che vede crescere anche gli adepti al buddhismo cinese in forza, soprattutto, dell’arrivo di molti commercianti, negozianti e ristoratori asiatici. Ancora poco organizzate, sul nostro territorio, sono invece le comunità che si rifanno alle principali religioni dell’India, quella indù e quella sikh. Come poco numerose, in Trentino, restano anche le persone di religione ebraica. Nel 2006 è nata un’associazione, ad Arco, quella degli “Ebrei e Trentino”, che però conta non più di una quindicina di famiglie iscritte. Anche per queste religioni non esistono luoghi di culto, mentre ne ha uno la Chiesa evangelica valdese, a Rovereto, in via Bosco. Con “Il caso della settimana” andremo alla scoperta di queste realtà per capire quali sono le prospettive della fede in Trentino.

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