Referendum, bocciate 4 fusioni comunali
“Tagliati” 30 Comuni ma vittoria dei no a Pieve Tesino, Fornace, Lona Lases e per soli 2 voti a Bocenago per Rendena Terme con Caderzone e Strembo
TRENTO. Quando alle 21.42 Carlo Daldoss ha iniziato a twittare gli esiti finali dei referendum, in anticipo sui dati diffusi ufficialmente dalla Regione sul cui sito ancora mancava la maggior parte delle affluenze definitive delle 21, sembrava che il vento avesse girato senza incertezze: «OK Faver, Grauno, Grumes, Valda: nasce il nuovo comune Altavalle», annunciava l’assessore provinciale agli enti locali. Due minuti dopo toccava a Contà, poi Amblar-Don, Primiero San Martino di Castrozza, Tre Ville, Sella Giudicarie, Porte di Rendena, Castel Ivano... Alle 22, delle 19 fusioni comunali su cui ieri erano chiamati a pronunciarsi 45.783 elettori di 55 Comuni, in cascina ce n’erano già 8. E poco dopo arrivavano anche Altopiano della Vigolana, Vallelaghi, Ville d’Anaunia, Borgo Chiese e via via le altre. Ma non tutte. Dai seggi del Tesino e dell’Alta Val Rendena, ancora prima dei tweet di Daldoss, arrivavano infatti anche cattive notizie per i promotori delle fusioni. Particolarmente doloroso il voto nella Conca dove, come molti prevedevano, il no” di Pieve ha avuto l’effetto di rendere inutile la vittoria del “sì” a Castello e Cinte. Ha invece le dimensioni della vera e propria beffa l’esito del voto a Bocenago, dove si votava per Rendena Terme assieme ai Comuni di Caderzone Terme e Strembo: nel paese del sindaco Walter Ferrazza, già sottosegretario agli affari regionali nel governo di Enrico Letta, il “no” ha infatti avuto la meglio per appena 2 voti, 92 a 90.
Referendum, ecco i risultati nei Comuni
Alla fine, all’appello, non sono però mancate solamente queste due fusioni: saltano infatti anche quelle, geograficamente vicine, tra Civezzano e Fornace e tra Albiano e Lona Lases, in entrambi i casi per la vittoria dei “no” nei due comuni meno popolosi, Fornace e Lona Lases. Un dato questo che sembra testimoniare i timori, nelle comunità più piccole, di finire “fagocitate” in realtà amministrative maggiori perdendo proprie specificità. In serata sono arrivate invece le altre, da Borgo Lares a Madruzzo, fino all’ultimo tweet dell’assessore, quello delle 22.46 che dava conto del voto positivo al referendum sulla terza fusione che interessava la Valle di Cembra, quella tra il capoluogo Cembra e Lisignago. Il risultato finale è quindi di 15 su 19, comunque positivo: lo testimonia il tweet dello stesso assessore Daldoss, «Cittadini maturi. Grande soddisfazione!». E in effetti da questa tornata refendaria si esce con un taglio di altri 30 Comuni: si partiva da 208, ora siamo a quota 178.
Su un exploit totale in Provincia forse qualcuno sperava, anche se saggiamente nessuno alla vigilia si era azzardato a pronosticarlo apertamente: troppo fresca infatti la “ferita” dello scorso dicembre, quando delle quattro fusioni allora oggetto di referendum le due più importanti (Altanaunia e Borgo Chiese) erano state bocciate. E non per mancato raggiungimento del quorum, superato ovunque come oggi: erano infatti stati i “no” a Malosco e Castel Condino, a fronte dei “sì” largamente vincenti negli altri Comuni interessati dal voto (Cavareno, Romeno, Ronzone e Sarnonico nel primo caso, Brione, Cimego e Condino nel secondo), a decretare lo stop alle fusioni. Ed è curioso notare come Borgo Chiese invece questa volta ce l’abbia fatta: ma appunto grazie all’assenza del Comune recalcitrante lo scorso dicembre, Castel Condino.
Dopo tanti tweet in tempo reale, ecco invece il commento a freddo dell’assessore Daldoss: «In termini assoluti è andata molto bene: al di là del numero delle fusioni, su 55 Comuni a dire sì sono stati ben 51. E non dimentichiamo che dall’aprile 2014, dal referendum su Predaia, siamo a 39 Comuni in meno. Mi spiace soprattutto per il Tesino: era un’ottima occasione per quella terra per ritrovarsi assieme, di riunirsi in un percorso condiviso. Sono invece molto contento per il Primiero, è un bel segnale: un nuovo Comune di 5.262 abitanti. Così come a Ville d’Anaunia, che ne conterà 4.921, per l’altopiano della Vigolana con 4.911. E anche Amblar e Don, nel loro piccolo,hanno portato il proprio contributo. Ma questo non è certo un percorso destinato a fermarsi: lo dimostra il caso di Borgo Chiese, con il referendum bocciato lo scorso dicembre e ora invece passato con una larga maggioranza». E adesso, conclude Daldoss, «anche da Roma questo nostro percorso potrà essere guardato con attenzione, come esempio valido per tutti: credo che il Trentino abbia dimostrato di aver saputo cogliere e affrontare prima di altri i processi di cambiamento».
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