il caso

Post sul bimbo morto, scatta l’inchiesta per odio razziale

È l’ipotesi di reato contestata all’altoatesino Giorgio Artioli che si difende: «Solo una critica politica»



BOLZANO. La Procura della Repubblica di Bolzano ha deciso di intervenire contro Giorgio Artioli, l’operaio edile bolzanino di 48 anni che si è compiaciuto per la morte di Aylan (il bimbo siriano morto annegato nel mare della Turchia mentre scappava con i genitori dalla guerra): Artioli sarà iscritto sul registro degli indagati.

Il procuratore Guido Rispoli ha già ricevuto una prima informativa di servizio dalla Digos, l’ufficio politico della Questura, e sta attendendo gli ultimi riscontri tecnici che comprovino che l’uomo ha postato i suoi messaggi a Bolzano. Poi scatterà ufficialmente l’accusa di violazione della legge Mancino con riferimento all’istigazione all’odio razziale.

Sotto la foto del cadavere del piccolo Aylan sulla spiaggia turca, Giorgio Artioli ha scritto: “Con la politica italiana ci sarebbe costato 50 euro al giorno. Così non ci costa niente e speriamo succeda ancora”. E poi in un altro “post”: “Nessuna pietà per questa gente”.

«Trovo questo commento eticamente disgustoso - ha commentato il procuratore della Repubblica - le indagini accerteranno se sarà anche da punire penalmente ai sensi della legge Mancino». Nel mirino della magistratura ci sono le frasi più pesanti dei “post” di Artioli che potrebbero essere considerate diffusione di “idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico” in grado di incitare “a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Legge alla mano Giorgio Artioli rischia sino a 3 anni di reclusione ma l’inchiesta è alle prime battute e potrebbe anche concludersi con una archiviazione. E’ probabile che lo stesso Artioli venga convocato nelle prossime ore dagli inquirenti. Per ora l’operaio edile (disoccupato da due anni e privo di ogni sostegno sociale) si è difeso negando di nutrire sentimenti razzisti e sostenendo di aver voluto solo criticare pesamente la politica dello Stato italiano in materia di immigrazione.

Intanto parla la madre dell’operaio bolzanino che, pur accusando il figlio per quanto scritto, ne prende comunque le difese: «Mio figlio non è razzista, noi Artioli non siamo mai stati razzisti. Mio figlio ha sbagliato ma ha scritto quello che ha scritto perchè ormai è esasperato. E’ senza lavoro, senza cassa integrazione, senza prospettive».

 













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