Padova e Trento, progetto paritario 

Medicina contesa. Ieri l’incontro del rettore Collini con il collega veneto Rizzuto ancora dolorante per l’incidente sugli sci. La Provincia ha ribadito che si deve partire con il quinto anno e con posizioni con uguale dignità per i due partner. Ci sarà anche la partecipazione di Verona

Trento. A piccoli passi e sotto traccia, ma la trattativa tra l’università di Trento e quella di Padova, sotto la regìa della Provincia, è diventata molto intensa. Ieri il rettore Paolo Collini ha incontrato il collega veneto, Rosario Pizzuto, che finora era stato fuori dai giochi a causa di un incidente sugli sci sulle nevi di Andalo. Il dialogo, sia pure faticoso e difficile, si è avviato su binari diversi rispetto alla quasi incomunicabilità della scorsa settimana. E il risultato sembra vicino. I due rettori hanno convenuto che la finestra aperta dal decreto Fioramonti del 26 ottobre potrebbe richiudersi molto presto e che, quindi, l’occasione non va persa. Resta vedere come fare. Il rettore Collini ha sempre detto che per Trento sarebbe inaccettabile far guidare il progetto a Padova per un tempo lungo, addirittura 15 anni, come chiede il presidente della scuola di medicina del Bo Stefano Merigliano. Per questo, il dialogo è ripartito su basi diverse, con un progetto che veda la presenza di Trento e Padova in posizione paritaria e anche la partecipazione di Verona, partner al quale Unitn non vuole rinunciare. In questo modo si eviterebbe che Padova colonizzi il Trentino e si avrebbe anche la garanzia che il progetto diventi trentino in tempi accettabili. Ma quello a cui stanno lavorando i due rettori con le loro squadre è un cambio di paradigma. Le trattative in questo momento vertono proprio sul numero di professori che ciascun ateneo dovrebbe indicare. All’inizio Padova voleva lasciare a Trento quattro o cinque posizioni, ma poi questo numero è destinato ad aumentare fino ad arrivare alla metà, o quasi, delle 18-20 posizioni che serviranno. L’università Veneta dovrebbe lasciare ampio spazio a quella di Trento, tanto da mettere i due atenei in posizione paritaria.

La Provincia, che finanzierà il tutto, ha fatto presente che è interesse del Trentino fare in modo che non si perda l’occasione e che si deve arrivare al più presto ad avere medici laureati a Trento. Per la Provincia, quindi, è essenziale che si parta con il quinto e con il sesto anno del corso di laurea in medicina. In questo modo, quindi, il primo obiettivo verrebbe raggiunto nel giro di due anni. L’Università di Trento ha sempre sostenuto che non è possibile partire in contemporanea con il quinto anno e con il primo anno del corso. Questo divieto è confermato anche da una comunicazione scritta del Ministero. Quindi, secondo questa interpretazione, si dovrebbe prima partire con il quinto anno e solo successivamente con il primo anno. Altro discorso cruciale sul quale si stanno facendo molti ragionamenti e discussioni è quello riguardante le scuole di specializzazione. Interesse della Provincia è che partano al più presto, cioè al massimo tra due anni, quando ci saranno i primi medici laureati a Trento. Il rettore nell’incontro con il presidente Fugatti di giovedì scorso, però, aveva sottolineato che se il corso non avrà sede a Trento sarà impossibile portare qui le specializzazioni e si avrebbe una specie di riproposizione di quello che accade già ora con Verona. Ma la Provincia ha posto come condizione anche che i medici laureati a Trento frequentino qui le specialità, quindi in queste ore, prima che domani il Senato accademico voti sulla versione finale del progetto. Insomma ci sono ancora molti ostacoli, ma la strada sembra tracciata grazie anche all’input della Provincia che ha ricordato chi mette i soldi.U.C.