L'INCIDENTE

Morto in pista in Panarotta a giudizio tutti i 5 imputati 

La decisione del Gup. Due anni fa l’incidente che costò la vita al poliziotto Bruno Paoli  A processo i vertici della società impiantistica e il dirigente provinciale del Servizio impianti

Trento. Sono stati rinviati a giudizio tutti i cinque indagati per la morte di Bruno Paoli, il poliziotto di 48 anni, padre di tre figli, che il 20 gennaio di due anni fa uscì dalla pista di collegamento Malga Rigolor, in Panarotta, finendo in un dirupo e riportando ferite gravissime, morendo due giorni dopo il ricovero al Santa Chiara. Per il Gup Marco La Ganga sarà dunque il processo dibattimentale a stabilire le responsabilità per i vertici e i responsabili della società Panarotta srl e i funzionari del Servizio Turismo e impianti a fune della Provincia di Trento, che secondo il giudice avrebbero dovuto vigilare sulla sicurezza delle piste. I cinque imputati sono dunque il presidente della società Panarotta Srl Fabrizio Oss, 46 anni (difeso da Flavia Betti Tonini), il delegato per la sicurezza della Panarotta Srl Alberto Pedrotti, 66 anni, il responsabile per la sicurezza delle piste da sci designato dalla società Panarotta Renzo Gaiga 56 anni (entrambi difesi da Monica Baggia), il dirigente del Servizio Turismo e impianti a fune della Provincia Silvio Dalmaso, 55 anni, e l’incaricato per la vigilanza dal Servizio Turismo e Impianti a fune Gianfranco Mittempergher, 61 anni (entrambi tutelati dall’avvocato Nicola Stolfi)

Tutti e cinque sono accusati di omicidio colposo, per aver provocato la morte di Paoli con una serie di condotte. La compagna di Paoli e i suoi tre figli, che si sono affidati all’avvocato Claudio Tasin, costituendosi parte civile nel processo, hanno chiesto un risarcimento complessivo di un milione e 200 mila euro. A giudizio del pubblico ministero Maria Colpani, i cinque imputati non avrebbero, ciascuno nel proprio ruolo, messo in sicurezza la pista di collegamento Malga Rigolor pur essendo a conoscenza della sua pericolosità, avendo il tracciato una scarpata ai lati con vari manufatti in cemento, massi e ceppaie. Una pista di collegamento pressoché pianeggiante (solo l’8% di pendenza), ma irta di pericoli potenziali: in caso di uscita di pista quegli ostacoli possono rivelarsi molto pericolosi.

Paoli, poliziotto in forza alla sottosezione autostradale della Stradale, residente a Sant’Orsola, stava sciando assieme a due dei suoi tre figli. Una giornata sulla neve con la famiglia, a pochi chilometri da casa. Da quanto è stato accertato, Paoli perse il controllo degli sci nel tratto di collegamento, uscì di pista sfondando la rete di recinzione della pista e finì nella scarpata lungo la pista, sbattendo contro rocce e ceppaie. Le sue condizioni apparsero subito gravissime ai soccorritori. Paoli, in stato di incoscienza, venne trasportato con urgenza all’ospedale Santa Chiara, ma morì due giorni dopo senza più risvegliarsi.

Nel corso delle indagini la Procura aveva disposto il sequestro della pista, ritenendola non sicura. Alla società Panarotta, viene contestato di non aver messo in atto interventi idonei a prevenire gli incidenti, nonostante svariate e puntuali segnalazioni da parte degli agenti della Forestale. Ne dettaglio, l’accusa formulata dalla Procura rimarca la mancata previsione di una rete di sicurezza, per prevenire eventuali uscite di pista. Al dirigente e al funzionario provinciale viene invece contestato di non aver indicato alcuna prescrizione per la società malgrado le segnalazioni sulle criticità della pista, alcune delle quali specifiche su quel tratto di collegamento.