Migranti: Roma assegna i primi profughi al Trentino Alto Adige

A Trento e Bolzano una trentina, ma 450 se la situazione peggiora



TRENTO. Nessuna invasione, ma accoglienza di un numero molto limitato di profughi. Il Trentino si prepara a fare la sua parte nell'emergenza nazionale che sta mettendo in ginocchio il Sud Italia. Ieri a Roma Dellai ha partecipato alla conferenza unificata delle Regioni dove sono stati stabiliti i criteri secondo cui il territorio si accollerà i richiedenti asilo politico. Per il momento si ipotizza l'arrivo di una trentina di ospiti a Trento e altrettanti a Bolzano come ha confermato Berger, vicepresidente altoatesino. Se la situazione dovesse aggravarsi ne potrebbero arrivare al massimo 450.
Non è detto che il primo "punto d'accoglienza" sia per forza il centro della protezione civile di Marco, ma quella per il momento resta la struttura indicata come punto di riferimento principale. In ogni caso sarà una tappa temporanea perchè i profughi non possono essere ospitati in tendopoli: hanno bisogno di una casa e di un percorso di inserimento nella comunità. L'unica cosa certa in questo momento è che in Trentino non arriverà nemmeno un clandestino.
«Il problema che si trova ad affrontare il Governo e che ci è stato illustrato - spiega il presidente Dellai - è duplice: da una parte i clandestini, per la maggior parte tunisini, che vengono ospitati in centri di accoglienza e per i quali è necessario un intervento di controllo. Ad oggi in Italia sono 20 mila. Di questo si occupa direttamente il Governo che sta cercando strutture con caratteristiche ben precise. In questo caso il Trentino non può offrire una risposta positiva. Dall'altra ci sono i profughi, cioè persone in fuga da paesi per lo più colpiti dalla guerra, come per esempio la Libia ma non solo. Al momento sono 2.500 ma Roma ha valutato che il numero potrebbe salire fino a 50 mila».
E' stato proprio su questo "massimale" che erano stati fatti i primi conteggi. Nell'ipotesi di una distribuzione territoriale rapportata al numero di abitanti al Trentino toccherebbe un'affluenza massima di 450 soggetti. «Ma non siamo in questa situazione - precisa Dellai - e per il momento il conto si fa sugli attuali 2.500 profughi. Non ci sarà dunque alcuna invasione, perchè stiamo parlando di cifre facilmente sopportabili e a cui il Trentino può fare fronte senza difficoltà».
Sui criteri di base è stato raggiunto un accordo e sarà in base a quello che ora si muoveranno Governo e Provincia nei prossimi giorni. Si attende la telefonata di Roma per mettere in moto la macchina dell'accoglienza. «Per ora non sono previsti interventi d'emergenza - spiega il presidente - anche perchè il Trentino dà già ospitalità a profughi. Il centro di Marco potrebbe essere la prima struttura d'accoglienza, ma non è detto. Ci potrebbero essere delle altre alternative che però non abbiamo ancora valutato in assenza di indicazioni precise. Ne parlerò anche con il sindaco. E comunque sarebbe una soluzione temporanea». Il percorso previsto per chi chiede asilo politico è infatti molto diverso da quello di accoglienza del clandestino. Il profugo tendenzialmente rimane sul territorio per un lungo periodo ed ha quindi la necessità di essere integrato nella comunità. E nell'ipotesi che i numeri dovessero gonfiarsi, Dellai fa notare che l'integrazione avviene attraverso la collocazione di piccoli gruppi distribuiti sul territorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA













Scuola & Ricerca

In primo piano