Leonardi: Trento ci ha dimenticati

Il candidato di Pdl e Lega: «Autonomia male amministrata poche infrastrutture e aziende in crisi: subito la crescita»



TRENTO. Roveretano, 49 anni, consigliere provinciale del Pdl (di cui è stato coordinatore in Trentino fino a pochi giorni fa), Giorgio Leonardi è il candidato unitario del centrodestra (Pdl e Lega Nord) nel collegio di Rovereto per il Senato. Una campagna elettorale, la sua, partita col botto grazie a una’intera pagina dedicata dal quotidiano Libero al suo libro “Il Trentino nascosto”, durissimo atto d’accusa contro la politica della maggioranza provinciale negli ultimi anni di giunta Dellai. Che gli aveva replicato dandogli del «losco figuro».

Leonardi, sta presentando il libro un po’ in tutto il collegio. Che reazioni raccoglie?

Sto girando molti comuni. E ovunque sento dire le stesse cose: quest’area del Trentino negli ultimi 15 anni è stata bistrattata, chi ha governato l’ha considerata solo terra di conquista di consensi. E invece mancano le infrastrutture: basta pensare al collegamento Riva-Loppio. Per non parlare della valle di Ledro. Mentre nelle Giudicarie, a forza di promesse rimaste tali, il turismo è a terra. La Provincia si è concentrata invece solo su Trento, forse perché ci sono più voti.

La campagna elettorale nazionale è incentrata sui temi del lavoro. Che problemi le vengono sottoposti a livello locale?

Quelli che conosciamo: aziende chiuse o depotenziate, commercio in crisi. Sono questi i problemi su cui si dovrà intervenire a livello statale.

In che modo?

Prima di tutto per far ripartire l’edilizia, vero grande motore di occupazione. Sono saltati tutti i vincoli occupazionali. E la responsabilità della Provincia è enorme. L’autonomia è stata piegata ad un uso distorto, mentre l’autonomie è un bene di tutti, non solo di chi la professa. E solo a parole. D’altra parte il mio principale avversario ha detto che sta dalla parte di Monti, il cui governo è stato il peggiore della storia nei confronti dell’autonomia. E lo ha detto anche Dellai.

Il centrodestra non ha nessun “mea culpa” da fare circa il centralismo?

Quando ha governato, Berlusconi ha dimostrato di non aver mai toccato i caposaldi dell’autonomia. Mentre ora Bersani dice che andrà rivista. E di Monti ho già detto. Mio padre diceva che l’autonomia è come un’automobile potente: i sorpassi li fa in minor tempo rispetto ad altri mezzi. Ma quando in curva la strada è scivolosa, esci di strada e ti ammazzi. Qui l’autonomia è stata usata in favore degli amici.

Berlusconi impazza in tv. Ma chi sarà il premier in caso di vittoria del centrodestra?

Alfano. Ha le idee chiare, può farlo senza problemi. Mentre Berlusconi sarà un ottimo ministro dell’Economia.

Il Parlamento si occuperà anche di temi non economici: il fine vita, l’immigrazione, la famiglia. Sono temi che tocca in campagna elettorale?

No. Prima bisogna salvare il paziente. E se eletto, mi occuperò soprattutto di provvedimenti legati a crescita e sviluppo. I trentini che incontro una cosa però la temono: il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia. Anch’io credo che non vada introdotta: decisioni del genere vanno prese in ambito europeo, concertando gli interventi dei singoli Stati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA













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