La vecchia Casa Rossa dimora per i senza tetto
All’alba e al tramonto gli operatori turistici della zona notano alcuni “pellegrini” uscire ed entrare dall’edificio dismesso che lordano la spiaggia con i rifiuti
RIVA. Un'umanità varia, all'imbrunire, si incammina verso il lungolago D'Annunzio; lo percorre per intero fin oltre i portici della Casa Rossa dismessa; imbocca il sentiero che costeggia il lago per guadagnare poi la striscia di spiaggia appartata che precede la vecchia casetta che un tempo lontano - quando l'acqua del lago era quasi da bere - ospitava le pompe dell'acquedotto. Non è però un rinfrescante bagno serale la meta di questa scarpinata (dove i pellegrini sono un paio, massimo tre: anche se non sempre gli stessi). La meta vera è proprio la casetta, scelta come ricovero notturno. Un ricovero angusto, al piano terra, protetto da una porta di metallo che i “pensionanti”, ovviamente, sanno come varcare. Sbirciando di giorno (quando non c'è anima viva) attraverso le fessure dell'ingresso, più di un rivano ha avuto modo di osservare che nella casetta, a ulteriore rinforzo della soletta (dove sicuramente filtra l'acqua piovana) gli abitanti abusivi della casupola hanno tirato su due piccole tende. Così dormono riparati...
Ma chi sono i residenti? Guardando l'andirivieni – all'alba e al tramonto – per i rivani, soprattutto per gli operatori turistici della zona, non è stato difficile scoprirlo. Si tratta di quelli che di giorno, nel centro storico, vorrebbero spacciarsi per “artisti di strada”, ma che altro non sono, in realtà (anche se forse non è “politicamente corretto” dirlo), che degli “accattoni camuffati”, provenienti, quasi di sicuro, dai Paesi dell'Est: figuranti e musicisti di bassa lega, in pratica. Povera gente, non c'è dubbio. Gente anche sfruttata, probabilmente...
Ma siccome mai come quest'anno il fenomeno dei questuanti, a Riva, è stato così diffuso e petulante (dopo i finti storpi, l'ultima moda è quella dell'accattone con cagnolino: che pare intenerisca più del padrone), la faccenda della casetta del lungolago D'Annunzio (che dovrebbe essere di proprietà comunale: tant'è che qualche anno fa gli avevano riparato il tetto per poi ritrovarselo più fracassato di prima per colpa dei tuffatori) trasformata in ospizio ha fatto montare parecchie proteste. Pare che siano intervenuti anche i vigili urbani, quanto meno a controllare i permessi di soggiorno degli inquilini notturni, ma la processione serale verso il ricovero non s'è mai fermata.
«Quello che non capisco – ci ha detto un commerciante che ogni tanto va verso la Casa Rossa per prendere il sole – è l'indifferenza. Io sarei per la linea dura, ossia per lo sfratto. Ma piuttosto che l'indifferenza, preferirei un aiuto concreto a questi disperati. Che gli trovino un altro posto riparato dove dormire e gli diano la chiave di qualche gabinetto pubblico nelle vicinanze. Almeno si risparmierebbe che gli abitanti della casetta facciano i loro bisogni sulla spiaggia o direttamente nel lago...» (s.m.)
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