«La strada non era in sicurezza» 

Tragedia di Campodazzo, le famiglie delle vittime trentine contestano la perizia

TRENTO. Le famiglie delle vittime del tragico incidente del 20 novembre di due anni fa a Campodazzo (costato la vita ad Alessandro Conti di 23 anni di Cavalese e alla sua collega Giulia Valentini di 28 anni di Baselga di Pinè) contestano le conclusioni del professor Raffaele Mauro (del dipartimento di ingegneria dell'Università di Trento) il quale - in qualità di perito nominato dal giudice Walter Pelino - ha scagionato il Comune di Fiè (proprietario della strada) da ogni ipotesi di responsabilità colposa confermato che (normativa alla mano) non vi sarebbe stato alcun obbligo per l’amministrazione pubblica di installare dei guard rail nei punti più pericolosi dell’arteria ove avvenne l’incidente. Il professor Mauro, nel suo elaborato, ha infatti rilevato che si tratta di una strada interpoderale da percorrere esclusivamente a bassa velocità, sostanzialmente a passo d’uomo. Come si ricorderà la sera del 20 novembre 2016, a conclusione di una cena aziendale, l'auto condotta da Giulia Valentini e sulla quale viaggiava anche Alessandro Conti, volò nel letto dell'Isarco, uscendo di strada all'imbocco del ponte in legno che collega una ripida stradina di montagna con la statale. Questa mattina gli avvocati Borga e De Pascalis per le famiglie delle vittime depositeranno una relazione tecnica di parte proprio in risposta alle argomentazioni sostenute dal perito d’ufficio. Si tratta di un elaborato curato dall’ingegner Fabio Boscolo. «La pericolosità dei luoghi teatro del sinistro - sostiene il consulente della parte civile - era evidente e nota all'ente proprietario della strada in quanto essa adduceva ad un burrone di 12 metri in fondo al quale scorre un fiume. Il ponte s'innestava perpendicolarmente alla sede stradale e non vi era alcuna segnaletica che indicasse il tragitto da seguire».