La sfida del Linguistico fra inglese, russo e cinese

Il preside Turri (che si ispira a Mourinho) spiega: «Mi piacerebbe che fosse intitolato ad Alexander Langer, simbolo di apertura internazionale»


di Jacopo Tomasi


TRENTO. Per la scuola trentina la vera novità dell’anno scolastico che inizierà mercoledì 12 settembre è il nuovo liceo linguistico di Trento, nato dalla fusione delle esperienze portate avanti negli anni al liceo scientifico Leonardo Da Vinci e all’istituto Rosmini. In questi giorni fervono i preparativi per sistemare la sede, che sarà ospitata dalla struttura di via Mattioli lasciata libera dall’ormai ex Ipc Battisti, che a sua volta si è fuso con il Tambosi e s’è trasferito in via Brigata Acqui. Un liceo linguistico unitario che, dopo le polemiche di qualche mese fa, sta nascendo in un clima d’entusiasmo. Come spiega il nuovo preside, Mario Turri, tra i convinti sostenitori di questo progetto. «Ci sono persone molto motivate e questo è l’aspetto più importante quando s’inizia una nuova avventura», afferma. Ma per tenere i piedi per terra, consapevole che quando s’avvia un progetto nuovo c’è molto da lavorare, il preside diventa allenatore. «Come diceva Mourinho, siamo contenti ma non abbiamo ancora vinto niente». Come dire: l’inizio del nuovo anno scolastico è solo un punto di partenza. E Turri lo sa, impegnato a correre da una parte all’altra dell’istituto per organizzare al meglio i primi giorni di scuola. «Non sarà tutto a posto per mercoledì 12, ma abbastanza per iniziare. Poi, via via, entrerà tutto a regime».

La sede di via Mattioli sarà la casa del liceo linguistico almeno fino al 2020, quando dovrebbe trasferirsi nella nuova ala del Da Vinci, dove attualmente sono in corso lavori di ristrutturazione. Intanto, questo nuovo liceo è alla ricerca di un nome. «L’idea sarebbe quella di dedicarlo ad una persona che indichi un’apertura internazionale. Mi piacerebbe Alexander Langer perché potrebbe anche essere un bel segnale di “buon vicinato” nei confronti dell’Alto Adige e nell’ottica dell’Euregio», riflette Turri. La proposta sarà avanzata al Consiglio d’istituto, che coinvolgerà nella scelta docenti, studenti e famiglie. Intanto, si chiama liceo linguistico di Trento e conta 40 classi, 883 alunni, circa 100 docenti, 8 prime con 187 nuovi iscritti. Dalla seconda alla quinta si proseguono le attività già impostate negli anni scorsi. Da Vinci e Rosmini, infatti, avevano peculiarità diverse. Non fosse altro che gli studenti del Rosmini sono “organizzati” su 5 giorni settimanali anziché su 6. Per le prime classi, invece, si parte col nuovo progetto didattico dell’istituto che propone tre lingue da subito: inglese e tedesco obbligatorie, più una a scelta tra francese, spagnolo, russo e cinese. Quest’ultima è una novità importante che è stata scelta da 36 studenti che inizieranno a prendere confidenza con questa nuova lingua grazie alla docente madrelingua Mu Xiao Tong.

E il preside è convinto che anche gli studenti che erano scettici rispetto a questa unificazione si convinceranno della bontà dell’iniziativa. «E’ naturale la loro diffidenza perché gli anni scorsi hanno sviluppato un sentimento d’identità nei confronti della loro scuola, ma il nostro compito, in questa società, è anche quello di educare al cambiamento. Questo passaggio – conclude Turri – non va vissuto come un lutto, ma come una delle tante prove che riserverà la vita».

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