IL CASO ACCIAIERIA

Kessler: "Ambiente, sbagli da non ripetere"

Monito del presidente del Consiglio: "La politica non attenda l'emergenza"


Gianpaolo Tessari


TRENTO. «La questione dei controlli ambientali deve esserci di monito. Il Consiglio non deve intervenire quando si è già all’emergenza o perché è la società civile a chiedercelo. L’aula deve affrontare prima un tema - avverte il suo presidente Gianni Kessler - e non aspettare: mi vengono in mente il sistema degli appalti e quello della protezione civile. Vanno approfonditi entrambi».
Presidente Kessler sull’ambiente voi, il Pd, già un anno fa avevate detto che qualche cosa non funzionava. La cronaca sembra darvi ragione.
«Non si tratta di trovare colpe. Non era quello, e non lo è, il nostro scopo. Se ci sono le troverà la magistratura. Guai a Dio quando i politici si sostituiscono ai magistrati: io, da parlamentare, l’ho visto con la commissione Telecom-Serbia. Si trattava, e ahimè si tratta, di vedere, se il sistema dei controlli dell’ambiente funziona. Un compito che spetta soprattutto al legislativo, al Consiglio».
Un anno proponeste la Commissione di controllo sull’ambiente.
«Fu una proposta molto articolata. Ci si chiedeva anche se fosse il caso di affidarsi per i controlli a laboratori privati. E con quali garanzie. Non sapevano nulla, ovvio, di Borgo, il dubbio c’era venuto: controlli pagati, tra il resto, dai controllati. Manco a farlo apposta, almeno leggendo i giornali, pare sia saltato fuori un caso di falso proprio in un laboratorio privato. Ancora una volta si vede che la nostra proposta di allora era motivata da preoccupazioni per la comunità e non dall’agire politico contro qualcuno o qualcosa».
La commissione poi è stata fatta.
«Ed ha lavorato molto bene. Ha fatto proposte serie e ci si è dati anche il compito di continuare anno per anno il dialogo su questo tema tra Consiglio e Provincia per vedere cosa c’è da fare. Tutto questo apre un discorso più ampio».
A che cosa si riferisce?
«Quanto è accaduto in tema ambientale, ci deve portare a riflettere anche sul tema del sistema degli appalti, ovvero come noi facciamo gli appalti pubblici. E mi verrebbe da dire anche sul sistema della protezione civile. Su questi, e altri argomenti, non è che il Consiglio può stare lì ad aspettare che arrivino le proteste dalla società civile o dagli elementi interessati. Non si deve, in altre parole, arrivare a legiferare sulla base dell’emergenza. O, peggio, quando il problema è scoppiato».
La delicatezza del tema degli appalti è chiara. Meno chiara la questione della protezione civile.
«Qui da noi protezione civile è vigili del fuoco. E’ un tema, quello della riforma dei vigili del fuoco, di cui non si sente più parlare da un anno. Scomparsa, come un fiume carsico. Il sistema, molto articolato, della protezione civile merita uno studio approfondito. Con consultazioni e via dicendo. Il Consiglio deve fare anche questo».
Cambiamo argomento. Giusto una settimana fa Provincia e Governo hanno firmato il nuovo regime finanziario. Un accordo che lei ha criticato nel metodo, per il mancato coinvolgimento del legislativo. Come valuta, nel contenuto, l’accordo di Milano?
«Nel merito? E’ presto per dare un giudizio. Il testo dell’accordo ha moltissimi aspetti. Alcuni effetti li vedremo presto, altri si vedranno da qua a cinque anni. Diciamo che è un accordo che ha luci ed ombre. E’ una scommessa: ci può andare bene nei primi anni, poi ci si muove al buio. E’ anche rischiosa».
In che senso?
«Beh, per esempio la cassa integrazione noi non sappiamo quanto ci costa. Oggi costa uno, ma con una nuova crisi potrebbe costare dieci. E la nostra Provincia non ha più finanziamenti che arrivano dallo Stato ma i 9/10 delle imposte. E le tasse non le raccogliamo noi ma lo Stato. Speriamo bene: perché l’evasione fiscale, se c’è, va a danno anche della Provincia. Insomma siamo come un piccolo stato ma senza avere la possibilità (se non in piccola parte) di aumentare le tasse. Ma le possiamo abbassare. Ecco, sono solo dei piccoli esempi. Ma che ci fanno capire molto bene perché su un argomento tanto complesso, e delicato per il nostro futuro, sarebbe stato meglio affrontarlo con maggiore coinvolgimento













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