INCHIESTA SUI VELENIAcciaieria, sequestratele cartelle cliniche degli operai
Il sospetto è da brivido: nel sangue dei dipendenti dell’Acciaieria di Borgo vi sarebbero altissime concentrazioni di metalli pesanti. Per questo, nel blitz di venerdì scorso, gli agenti della Forestale di Vicenza hanno posto sotto sequestro anche tutte le cartelle cliniche dei 117 dipendenti. Il materiale sanitario interno, ora, sarà sottoposto all’analisi di un consulente della procura. Dalle intercettazioni della Forestale di Vicenza emergono i «trucchi» usati in caso di controlli dell’Appa.
TRENTO. Il sospetto è da brivido: nel sangue dei dipendenti dell’Acciaieria di Borgo vi sarebbero altissime concentrazioni di metalli pesanti. Per questo, nel blitz di venerdì scorso, gli agenti della Forestale di Vicenza hanno posto sotto sequestro anche tutte le cartelle cliniche dei 117 dipendenti. Il materiale sanitario interno, ora, sarà sottoposto all’analisi di un consulente della procura.
I sospetti degli investigatori nascono da alcuni riscontri d’indagine - coperti dalla massima riservatezza - grazie ai quali gli inquirenti sono giunti alla conclusione che le condizioni di salute dei dipendenti dell’Acciaieria siano tutt’altro che rassicuranti. Un aspetto va subito chiarito: per il momento si tratta solo di sospetti e dunque nulla di definitivo è stato accertato.
Quello che è certo, invece, è che nell’ordinanza di sequestro sono contenute anche precise contestazioni che fanno riferimento a presunte violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Secondo la procura, infatti, dentro i locali dell’Acciaieria i dipendenti avrebbero per anni respirato gas e fumi dannosi, frutto delle colate dei materiali da fondere. Non solo. Gli agenti della Forestale di Vicenza hanno anche visitato alcuni locali dell’Acciaieria documentando con foto e filmati la presenza sui pavimenti di alti strati di polveri frutto delle colate. Questi residui - secondo le accuse - si sarebbero liberati nell’aria e sarebbero stati respirati quotidianamente dagli operai. Le analisi compiute dai consulenti dei pm su quelle polveri avrebbero accertato la presenza di diossina dello stesso tipo di quella rinvenuta sul tetto dell’Acciaieria, nei terreni e nei corsi d’acqua circostanti. Di più. La diossina ritrovata nelle polveri interne all’azienda sarebbe del tipo più pericoloso e questo gli inquirenti l’avrebbero dedotto analizzando il tipo di molecole (dette “congeneri”) che formano i campioni analizzati.
Insomma: il quadro d’insieme non è dei più rosei. Il punto è: poteva l’Acciaieria intervenire in qualche modo per limitare la diffusione delle polveri? Secondo la procura sì. Sarebbe bastato isolare l’area dove avvenivano le fusioni. E invece, secondo la Forestale, questo non solo non avveniva, ma addirittura molti processi di fusione sarebbero iniziati ancora prima che la coppa che conteneva i metalli venisse chiusa.
Sulla base di queste allarmanti premesse, la procura della Repubblica ha deciso di porre sotto sequestro tutte le 117 cartelle cliniche dei dipendenti. Si tratta di documenti composti dagli esiti delle varie visite mediche periodiche a cui l’azienda sottoponeva i dipendenti. Alcune di queste cartelle sono ancora sigillate e per questo - venerdì scorso in fase di sequestro - sono sorti alcuni problemi sulla possibilità di acquisire quei documenti privati da parte dell’autorità giudiziaria.
Ora le cartelle dovranno essere analizzate e studiate. E’ verosimile che l’incarico sia affidato ad un consulente della procura che sappia leggere e interpretare i dati medici. L’obiettivo è di capire se i sospetti di gravi alterazioni delle analisi del sangue degli operai siano solo un caso sporadico o se - come nessuno spera - si tratti invece di un allarme non isolato