«Il mio Mart», aperta la mostra al Museo
E' stata inaugurata oggi pomeriggio al Mart la mostra "Il mio Mart", organizzata dal nostro giornale con il Museo di Rovereto. I giudici spiegano i criteri di scelta delle 30 opere che saranno esposte fino al 14 aprile
ROVERETO. Libere dagli schemi, spensierate, vive, proprio come dovrebbe essere il visitatore tipico di un museo come il Mart, e tutte di alto livello: sono queste le foto scelte dalla giuria del concorso “Il Mio Mart”, che si è inaugurata come vera e propria mostra nata - per la prima volta - “dal basso”. Il concorso è stato promosso dal nostro giornale, in collaborazione col Mart, per celebrare i primi dieci anni del museo di arte contemporanea di Rovereto; al sito Internet www.giornaletrentino.it sono arrivati quasi 300 scatti, ancora visibili sul sito. Già di per sè è stato un successo, ma la qualità delle immagini è stata davvero alta.
In questo articolo, i componenti della giuria spiegano i motivi della loro scelta, e il tipo di allestimento che si potrà ammirare da stasera al museo. La giuria era composta dal caporedattore del Trentino, Pierluigi Depentori, e dal nostro fotografo, Dino Panato; da Attilio Begher dell'archivio fotografico del Mart e da Paolo Aldi, noto fotografo roveretano. «Le fotografie che abbiamo in archivio valorizzano l'architettura, sono per certi versi “fredde” - spiega Attilio Begher - quelle arrivate al concorso hanno colto nel segno il senso del concorso. Sono libere dagli schemi, in esse è pronunciato l'aspetto ludico e spensierato di chi arriva al museo. Sono del tutto atipiche rispetto a quanto abbiamo nel nostro archivio. C'è un punto di vista per così dire turistico, in cui ognuno cattura un particolare: il sole che tramonta, un colore, una pietra, un riverbero».
Ogni giurato ha fornito una scelta personale delle migliori 30; le diverse selezioni sono state tra loro simili, e tutti i giurati confessano che ce ne sarebbero state anche altre, di immagini meritevoli, e che invece sono state scartate. Una cosa che non succede spesso, afferma Paolo Aldi: «In concorsi così capita che di fotografie tecnicamente valide ne arrivino una decina, e le altre centinaia siano da scartare. Sono invece stato sorprendentemente sorpreso, perché diversi partecipanti hanno portato degli scatti fatti con serietà, sono fotografie studiate e ben prodotte». I giurati non sapevano, mentre sceglievano, i nomi degli autori. «Tra questi sono spuntati anche dei bei nomi di professionisti», conclude Aldi.
«Abbiamo lanciato una sfida molto affascinante e potenzialmente complessa», spiega Pierluigi Depentori, «ma i lettori ci hanno sorpreso fornendo tantissime interpretazioni - quasi mai banali - del “loro” Mart. Bravi, anzi bravissimi».
La mostra resterà aperta fino al 14 aprile.