Il frate del cimitero e il forno crematorio: «Ora è necessario»
Padre Armando domani fa mezzo secolo di sacerdozio «Sì all’aula del commiato. E il crematorio è indispensabile»
TRENTO. Da pochi giorni ha compiuto 76 anni, portati un gran bene, e domani in Valsugana, a Telve, paese di nascita, seppur con una settimana di ritardo, festeggerà con la comunità il mezzo secolo di sacerdozio, prima e dopo la messa delle 10,30. Padre Armando Ferrai, Francescano, è da 13 anni il Rettore della chiesa cimiteriale del Redentore e cappellano del cimitero di via Giusti. Più prosaicamente, il “custode” dei defunti. L’ordinazione risale al 15 luglio 1962 al convento dei Francescani di via Grazioli, consacrato da monsignor Giacinto Eccher, vescovo missionario in Bolivia. «Eravano in quattro, quel giorno», ricorda.
Bel numero, per adesso, vista la crisi delle vocazioni
Argomento vasto e spinoso, in una società con sempre minori valori religiosi. Per carità, non dico mica che non ce ne siano altri, la giustizia, la fratellanza, ad esempio. Però valori profondi, teologici, di consacrazione a Dio. Eh, insomma, quelli son sempre meno.
Perché Francescano?
In famiglia eravamo otto fratelli, io ero il più piccolo, il primo era frate. E poi uno zio frate, pure un cugino. Altri parenti sacerdoti. Diciamo una tradizione, ho seguito l’esempio. Le motivazioni? Bisogna chiederlo al buon Dio. Sono partito da casa che avevo 10 anni.
Per andare dove?
Al Collegio di Villazzano. Poi, dopo l’ordinazione, dal ’69 al ’75 Guardiano, cioè Superiore, della Comunità di Mezzolombardo. In seguito, fino all’87, ho seguito l’Ordine francescano secolare, laico, come assistente provinciale. Contemporaneamente, e in seguito, mi sono occupato della preparazione di una rivista di vita serafica, per 25 anni. Fino all’approdo, 13 anni fa, qui al cimitero.
In cinquant’anni di sacerdozio ne è passata di acqua…
Certo, dentro me stesso ma anche nell’Ordine. Adesso siamo più aperti verso la gente, meno chiusi dentro il chiostro. Adesso il chiostro è il mondo. Il mondo è cambiato e non sempre in peggio. Oggi c’è una forte sensibilità verso alcuni temi, quali la giustizia, ad esempio, ma anche la difesa del creato, verso il quale noi Francescani, si sa, siamo molto attenti. Certo c’è meno religiosità ma bisogna anche dire che dentro la Chiesa c’è un’esplosione di movimenti di tipo laicale che fa ben sperare. E’ il futuro, non c’è dubbio.
Il dolore di chi perde una persona cara.
E’ sempre forte. Certo, può variare. Se muore una persona molto giovane è ancora più intenso. E come si risponde a questo dolore?
E’ compito suo
Cerco sempre di partecipare umanamente. Insisto sempre sul lato religioso, sia nei confronti dei credenti che dei meno credenti.
Ci si “abitua” al dolore degli altri?
Mai, no, questo mai. Glielo assicuro. Dipende anche da come stai tu e da che rapporto si riesce ad instaurare con i parenti.
I funerali civili aumentano.
Non di tanto. Ce ne sono, ma non troppi.
Però, nel funerale religioso tutto è ben organizzato. In quello civile, invece, i parenti devono in pratica arrangiarsi. Allo strazio aggiungere l’organizzazione con pochi strumenti messi a disposizione dall’ente pubblico. Ma non siamo tutti uguali di fronte alla morte, parenti, amici, defunti?
Di fronte alla morte biologica senz’altro. Ma di fronte a quella che riguarda il nostro trapasso verso l’eternità bisogna fare i conti con qualcun altro.
Risposta diplomatica. Ma, nella forma, non dovrebbe esserci la stessa assistenza, che poi, in questo caso, significa rispetto, comunque, del dolore altrui?
Per carità, ogni sensibilità va rispettata. Ma so che l’ente pubblico, il Comune, sta discutendo su questa benedetta aula del commiato, del congedo. Ben venga.
Tra un po’ ci sarà anche il forno crematorio. Che ne pensa?
E’ indispensabile. C’è sempre più gente che chiede espressamente la cremazione.
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