Il Duomo «profanato» dalle Vigiliane

Don Malacarne accusa: «Un’orgia di folla, camion e immondizia davanti al portale. Ora denuncio gli organizzatori»


di Luca Marognoli


TRENTO. Bambini che si arrampicano impunemente sulle colonne del Duomo, tracce di urina e di escrementi sul muro della cattedrale, gabinetti removibili installati in piazzetta d'Arogno, a un passo dal protiro verso ovest, e circondati da cassonetti. E ancora: tavoli da sagra con turisti sdravaccati sulle panche e intenti in pic-nic accanto all'ingresso dei fedeli, camion e banchi del mercato, circondati da cassette di legno e cartone gettate a terra, che quasi impediscono l'accesso: carrelli pieni di piante e verdure infilati addirittura sotto il portico o appena all'esterno, a coprire la vista del leone stiloforo di pietra, che pare imprigionato in una gabbia. Ha documentato tutto con la sua macchina fotografica don Ambrogio Malacarne, per lungo tempo delegato vescovile per l'arte sacra e la tutela dei beni culturali ed ecclesistici. Ma una delle cose che più l'hanno irritato è qualcosa che non si può ritrarre: l'odore acre di polli arrostiti emessi dal furgone piazzato lungo il presbiterio, talmente forte da entrare nella navata e in sacrestia.

Don Malacarne, che già in passato si era più volte eretto a difensore dei monumenti e dei simboli sacri cittadini, nel novembre scorso aveva finito per perdere la pazienza, tanto da inviare un esposto al consiglio provinciale e per conoscenza a «tutte le autorità preposte», partendo dal consiglio comunale e dal commissario del governo Francesco Squarcina fino ad arrivare al ministro per i beni culturali Lorenzo Ornaghi e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Uno scandalizzato grido di dolore che terminava con la chiamata in causa anche dell'Ordine degli architetti, della Facoltà di ingegneria e architettura, e pure dei professori di arte perché dicessero la loro sulla «porcilaia» allestita accanto al monumento più importante della città del Concilio. Il titolo dell'intervento era allo stesso modo caustico e indignato: «Trento e la morte della sua cattedrale». L'elenco degli episodi citati da don Malacarne era lungo e dettagliato in modo certosino: il camion-rosticceria era stato sorpreso ad emettere i suoi «fumi e vapori unti» il 5, 19 e 26 ottobre e poi ancora il 2, 9 e 16 novembre. «Mi domando se a Trento esista, al di là di ogni fede, un po' di buon gusto per i beni storici», proseguiva lo studioso. Il risultato «è un pessimo biglietto da visita» per la città e i suoi rappresentanti istituzionali.

La protesta, pur vibrante, non ha avuto esito e il sacerdote torna ora all’attacco, con foto recenti (scattate in quattro circostanze, dal 21 maggio al 24 giugno) sull'utilizzo improprio di piazza d'Arogno, dai mercanti che assediano il tempio ai turisti che lo sbeffeggiano; manca solo quella che il sacerdote chiama «profanazione della statua di San Vigilio, dove al posto del pastorale venne sostituita la bandiera della birra». E stavolta sono le Feste Vigiliane a finire nel mirino dell'esperto di arte sacra, che è pronto ad andare avanti nella sua battaglia: «Se questa è la tutela che ci offre la Provincia autonoma o il Comune di Trento, mi corre l'obbligo di esporre regolare denuncia contro gli organizzatori di simili manifestazioni, che hanno allestito in forma scorretta e scurrile le “orge vigiliane”».

Nella sua “orazione funebre”simbolica per la cattedrale, il sacerdote individuava anche una radice storica di quello che oggi appare agli occhi dei cittadini più rispettosi del bene pubblico e agli obiettivi dei fotografi-documentatori. Bisogna tornare indietro di oltre due secoli, quando con la legge di Saint-Cloud del 1806 venne esteso anche all’Italia il decreto con cui due anni prima la Francia aveva stabilito che le sepolture dovessero avere luogo «in appositi cimiteri fuori della città e delle chiese». Per don Malacarne, l’effetto fu di «rendere ancora più laico lo spazio antistante alla chiesa», quando addirittura non finisse con l’essere confiscato dallo Stato. Assieme a 2.382 conventi, «anche la cattedrale di Trento è stata derubata del suo sagrato». Prima derubata e ora oltraggiata.

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