I vitalizi dorati degli ex parlamentari
A Postal l’assegno più ricco: quasi 6 mila euro netti al mese. Poi il verde Boato (5.590) e il socialista Ballardini con 5.291
TRENTO. Il record è di Giorgio Postal: 5.847,79 euro al mese, netti, grazie a sei legislature (la prima nel 1972) equamente divise tra Camera e Senato e segnate anche da incarichi di governo, più volte sottosegretario in governi guidati da Andreotti, Craxi e Fanfani. Dietro di lui, seconda piazza per il verde Marco Boato, sei legislature anche per lui (cinque alla Camera e una al Senato), che porta invece a casa 5.590 euro tondi. Sul gradino più basso del podio sale invece l’avvocato Renato Ballardini, alla Camera per il Psi dal 1958 al 1979: per lui 5.291,08 euro. Si tratta dei vitalizi erogati agli ex parlamentari, pubblicati ieri dal settimanale l’Espresso. Un elenco di oltre 2 mila assegni di fine mandato (sono esclusi i trattamenti reversibilità erogati ai familiari dei parlamentari deceduti) pagati a deputati e senatori, in cui compaiono evidentemente anche gli ex parlamentari della nostra regione.Sono tutti qui a fianco, nella tabella che accanto al loro nome e cognome riporta la cifra mensile netta percepita e gli anni di contribuzione. Tabella in cui, come si vede i trentini sono esattamente il doppio rispetto agli altoatesini. Che però contano tra le loro file l’ex parlamentare che riceve il vitalizio in assoluto più alto: si tratta di Roland Riz, storico Obmann della Svp dopo Silvius Magnago, che grazie alle sue nove legislature arriva a superare i 6.300 euro netti.
Qualche curiosità. Tra le pensioni più ricche figurano ovviamente quelle di nomi importanti della Dc, dunque da tempo fuori dalla politica attiva: è il caso di Remo Segnana e Glicerio Vettori, appaiati al quarto posto con 5.226 euro, subito davanti al collega di partito Ferruccio Pisoni che riceve un vitalizio di 4.842 euro. Al suo fianco si posiziona però il socialista Mario Raffaelli, più che presente invece nel dibattito (per quanto non candidato) anche in occasione delle prossime provinciali. Poi via via tutti gli altri, fino ai parlamentari che hanno “ballato” una sola legislatura. E così a chiudere la classifica è Giancarlo Innocenzi, leader di Forza Italia ai tempi della discesa in campo di Berlusconi, con poco meno di 2 mila euro netti al mese. Cifra peraltro niente affatto disprezzabile, per appena cinque anni di impegno nelle istituzioni parlamentari.
Nell’elenco compaiono anche trentini eletti fuori regione, come Mauro Paissan. Oppure trentini acquisiti come lo storico Paolo Prodi, eletto qui nel 1992 per la Rete. Mancano invece numerosi altri ex parlamentari, semplicemente perché non hanno ancora maturato i requisiti previdenziali per ricevere il vitalizio. Dal gennaio del 2012 infatti, per via della riforma concordata tra gli allora presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani con il ministro del welfare Fornero, anche per gli eletti è scattato il sistema contributivo al posto di quello retributivo. E il meccanismo per alcuni è già entrato in azione: ad esempio Giacomo Santini. Non solo: il vitalizio ora non scatta più al compimento dei 5 anni, ma a 60 anni per chi ha esercitato il mandato per più di un’intera legislatura e a 65 per chi ha versato contributi solo per cinque anni.