IL CASO

I pediatri: «I bambini non possono portare la mascherina per 8 ore» 

Il protocollo. La segretaria della Federazione trentina Marta Betta: «Non c’è nessun motivo per vietare l’utilizzo dei dispositivi di protezione ai più piccoli alle materne, ma non per tutto il giorno. Anche un adulto si può stancare»

di DANIELE ERLER

TRENTO. «La riapertura della scuola materna va benissimo, anzi siamo i primi a sottolineare l’importanza che i bambini tornino a vedersi. Però va fatto con tutte le cautele del caso: perché tante cose del coronavirus ancora non le sappiamo. Dobbiamo essere prudenti». A dirlo è Marta Betta, segretaria trentina della Federazione italiana medici pediatri. Con le prospettive di una riapertura anticipata, forse già a giugno, l’aspetto della sicurezza torna ad essere centrale nella discussione.

La Provincia ha previsto una serie di comportamenti molto rigidi da adottare nelle materne, attraverso un protocollo presentato lunedì ai sindacati. Ma sono proprio i sindacati a sottolineare ancora una volta la preoccupazione che gli annunci si scontrino poi con la difficoltà nel metterli in pratica, soprattutto per la cronica mancanza di risorse: «Tutto quello che è previsto nel protocollo è realizzabile entro giugno? E soprattutto ci sono risorse a sufficienza? – si chiede Cinzia Mazzacca della Cgil –. Non vorrei che ci ritrovassimo a celebrare le nozze con i fichi secchi».

Fra gli aspetti da approfondire c’è anche quello delle mascherine. La Provincia starebbe pensando di renderle obbligatorie per i bambini che frequentano la scuola materna. «Dal punto di vista pediatrico, non c’è nessun motivo per vietare l’uso della mascherina ai bambini sotto ai sei anni – spiega Betta –. Anzi, ci sono già molti bambini che le usano, anche se non sono obbligatorie, imitando gli adulti. Noi pediatri le sconsigliamo solo per i bambini al di sotto dei due anni e per quelli che hanno problemi respiratori. Allo stesso tempo, nelle scuole materne bisognerebbe semmai pensare a momenti specifici in cui le potranno togliere. Tenere una mascherina per otto ore è faticoso anche per un adulto. Questo non cambia il concetto di base: vanno tenuti in considerazione più strumenti di prevenzione possibile, per diminuire il rischio nella diffusione del virus in un contesto comunitario».

Qualsiasi riapertura si accompagna a qualche elemento di preoccupazione. E così è anche la prospettiva della riapertura delle scuole materne. «Noi pediatri siamo preoccupati. Il problema è che in questo periodo non abbiamo studiato abbastanza i bambini e non abbiamo fatto loro i tamponi. Quindi non siamo certi su quello che è il loro potenziale infettivo – spiega –. Sappiamo che i bambini hanno in genere sintomi sfumati di Covid, poco distinguibili dalle altre patologie. Ma non abbiamo ancora certezze sul ruolo che possono avere nella diffusione dell’epidemia».

E poi c’è il dubbio della correlazione fra il coronavirus e la malattia di Kawasaki. «Ma non abbiamo certezze. Anche se abbiamo avuto dei casi preoccupanti sia in provincia di Bergamo, sia in Inghilterra, fra l’altro con la sindrome che si manifestava con caratteristiche atipiche. Anche questo comunque ci dovrebbe suggerire la massima cautela». In realtà, il protocollo della Provincia sembra andare proprio nella direzione auspicata dai pediatri, con tutte le sue prescrizioni. Ma non è sufficiente per tranquillizzare i sindacati. «Non ci avevano mai parlato del protocollo prima. Lunedì ci siamo trovati con tutto l’apparato che ce lo ha presentato in pompa magna, ma questo non ci toglie qualche perplessità – dice Mazzacca –. È molto ambizioso e prevede una serie di procedure molto precise, oltre a un insieme di dispositivi. In definitiva, perché tutto questo sia realizzato serve però del personale. Non solo fra gli educatori, ma anche fra gli operatori d’appoggio. Siamo i primi a sottolineare l’importanza di certe prescrizioni: ma se le vogliamo realizzare, devono accompagnarsi anche agli investimenti». In altre parole, la sicurezza si fa anche attraverso le mani delle persone da assumere.