I nuovi montanari: sulle Alpi sono migranti 

A Trento lo studio Eurac sulla macro regione alpina. Tra il 2011 e il 2015 una sensibile crescita


di Elena Baiguera Beltrami


TRENTO. Le Alpi tra migrazioni e spopolamento stanno affrontando mutamenti demografici considerevoli: se la seconda metà del 900 ha rappresentato l’era fordista delle calate a valle verso gli agglomerati urbani che offrivano lavoro e condizioni di vita migliori, il XXI secolo mostra un forte dinamismo e per certi versi una interessante inversione di tendenza.

Ma chi sono i nuovi montanari? I nipoti di famiglie dell’Alpe che tornano con un bagaglio di studi per vivere e lavorare in malga, oppure migranti? Ed ancora quale tipo di migranti? Richiedenti asilo? Migranti economici? E che cosa trovano nelle Terre Alte? Quale tipo di accoglienza e di organizzazione, o di resistenze, vengono messe in campo di fronte a questi spostamenti epocali? Il tema è complesso ed è stato affrontato in questi giorni dalla Fondazione Franco Demarchi con un seminario dal titolo:”Highlanders !Popolamenti e spopolamenti nell’Arco Alpino”. Il dato di fondo emerso a più riprese dalle relazioni di studiosi italiani e d’oltralpe è uno solo: maggiore sarà lo sforzo da parte dei Comuni per dare risposte (economiche, sociali, culturali) e minore sarà l’impatto dei nuovi arrivati sulle comunità endogene. Per poter agire però occorre sempre partire dai dati. Uno studio dell’EURAC di Bolzano, esposto dalla dottoressa Elisa Ravaioli, prende in considerazione una macro regione alpina europea di 440.000 chilometri quadrati e 80 milioni di abitanti, all’interno della quale tra il 2011 e il 2015 si registra un aumento demografico di migranti europei pari al 15% ed al 18% degli extraeuropei, con una forte concentrazione in Austria, Germania, Svizzera e Lichtenstein. In Italia i residenti stranieri passano da 2 milioni nel 2011 a 2,4 milioni nel 2015. In linea generale crescono demograficamente le aree di montagna vicine ai centri urbani (+ 8%), mentre ad alta quota ci sono decrementi anche del 30%, con un saldo migratorio fortemente negativo. «Le migrazioni che nel Medio Evo stabilizzarono le popolazioni di montagna avvenivano grazie a competenze agricole - osserva l’antropologo Annibale Salsa – oggi i nuovi montanari non hanno mai visto la neve, quali prospettive concrete di inserimento si potranno offrire e soprattutto in quanto tempo? ”Robert Moosbrugger un modello nel suo Voralberg lo ha proposto, il progetto si chiama Plur Alps, che sta per “pluralismo nelle Alpi” . Tre i capisaldi: una piattaforma multilingue per i servizi, la presa in carico per l’insegnamento della lingua e la cooperazione con le aziende l’inserimento lavorativo. Ospite d’eccezione Folco Terzani.













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