Religione

Ha 26 anni il nuovo diacono ordinato oggi, si chiama Alberto Bolognani ed è di Cavedine

La celebrazione è avvenuta nella basilica di Santa Maria Maggiore, gremita di fedeli


Claudio Libera


TRENTO. In una basilica di Santa Maria Maggiore gremita come accade sempre in queste occasioni, si è celebrata oggi con grande solennità l’ordinazione diaconale di Alberto Bolognani, ventiseienne di Cavedine.

“Come Maria affrettati a dire il tuo sì, scoprirai con gioia che consegnarti a Cristo non ha nulla di etereo, al contrario, ti ritroverai con Lui inginocchiato a lavare i piedi di tanti fratelli e sorelle, affaticati dalla vita. Sentirai l’ebbrezza dell’Amore del Padre, imparerai la bellezza di relazioni dove l’obiettivo è far esistere e lasciar esistere, gioire per il bene dell’altro, e addirittura gustare la bellezza del suo essere diverso da me”. È questo il mandato dell'arcivescovo Lauro ad Alberto Bolognani, il ventiseienne di Cavedine che è stato ordinato diacono nel pomeriggio di oggi alle 15, solennità dell'Immacolata, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Trento.

Diacono a 26 anni, Alberto Bolognani ordinato oggi

La celebrazione è avvenuta a Trento, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, gremita di fedeli. Foto Claudio Libera

Nell'omelia, don Lauro esordisce sottolineando come “la paura è l’indiscussa protagonista di quest’ora della storia dell’umanità" insieme alla "sistematica ricerca di un capro espiatorio su cui riversare frustrazione e rabbia, per nascondere l’angoscia che ci abita”. La risposta, secondo l'Arcivescovo, è offerta dal Vangelo stesso della solennità dell'Immacolata, l'Annuncio dell'angelo a Maria: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. “Meraviglioso e instancabile Dio, senza nessun imbarazzo - commenta Tisi - ti fai carne e vita non solo nella bella umanità della donna di Nazareth, ma anche nella meno nobile umanità della tua Chiesa capace, incredibilmente, di dare volto e carne al tuo Figlio”.

“Sotto il cielo di Gaza e di Israele, nelle corsie dei nostri ospedali, nelle strade in salita dei giovani, nella fragilità delle nostre famiglie, continua - è la certezza di don Lauro - a venire alla luce il Bambino di Betlemme, mentre i signori della storia provvedono ai loro censimenti e i vari Erode tentano di sopprimere la vita. Non è, questa, evasione sentimentale: ha i lineamenti concreti di tanti uomini e donne impegnati ad asciugare lacrime, ascoltare parole segnate dall’angoscia e dalla disperazione, come pure la bellezza di padri e madri impegnati ad avviare alla gioia di vivere i propri figli, la generosità di tanti giovani capaci di porre con disinvoltura ed entusiasmo segni di prossimità”. 













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