Fra i codici e le gelosie spunta la stregoneria

I mariti delle lucciole non gradivano le attenzioni degli uomini dopo lavoro C’erano anche diversi clienti innamorati stufi di essere «cornificati»



TRENTO. Il cliente innamorato che voleva conoscere la lucciola del suo cuore per quello che era veramente e quindi senza pagarla e quello che di soldi ne aveva tanti e poteva prendere la sua prostituta preferita, pagarla per l’intera giornata, e portarla al centro benessere dove le regalava anche massaggi e trattamenti di bellezza. Passavano le persone più diverse negli appartamenti di Trento nord che sono stati controllati dai carabinieri per quasi un anno d’indagine. E i militari si sono trovati anche davanti a dinamiche familiari (perché la prostituzione in molti casi era quello, un affare di famiglia) molto particolari.

La gelosia. I mariti e i compagni sapevano perfettamente che tipo di lavoro facevano le loro donne. Anzi, le agevolavano rassettando la camera da letto o portando loro bevande calde quando aspettavano i clienti in strada e faceva freddo. Secondo la legge di fatto le sfruttavano e le favorivano ma vivevano l’occupazione femminile di questo tipo come fosse una cosa normale. Quando l’orario di lavoro finiva, però,tornavano ad essere maschi latini gelosi. Bastava quindi un’occhiata un po’ troppo prolungata per scatenare la reazione che a volte portava anche a risse appena fuori dai locali pubblici. Insomma il lavoro era lavoro ma quando non erano in servizio le loro donne erano off limits per gli altri.

I codici. Per comunicare l’arrivo dei clienti le lucciole e i loro «protettori» - spesso familiari - usavano dei codici per evitare di essere compresi al di fuori della cerchia. E così se la ragazza stava arrivando nella sua casa con un uomo, chiamava al cellulare avvertendo che sarebbe arrivata «occupata». Se invece la destinazione era un appartamento che veniva prestato - a pagamento secondo l’accusa - per il tempo necessario a consumare il rapporto la frase usata era «posso venire a farmi un caffè» o in «posso venire a lavare un piatto». Richiesta molto strana quest’ultima considerando che veniva fatta anche all’una di notte.

Clienti innamorati. Difficile indicare un numero certo dei clienti che hanno frequentato le prostitute di Trento nord. Fra questi ci sono anche uomini che si sono innamorati di una ragazza e che mal sopportavano il lavoro di lei. E spedivano sms come «mi stai già tradendo amore»o ancora «sono stufo di essere cornuto». C’è anche chi ha cercato di spuntare una cena senza dover pagare oltre al conto del ristorante anche quello per il tempo della ragazza: richiesta che non è stata esaudita.

Le tariffe. I costi delle prestazioni erano abbastanza popolari. Si partiva dai trenta euro e si saliva se le richieste (tipo: facciamo il bagno insieme) si facevano più particolari. Una ragazza, invece teneva alti i prezzi e a fronte di un guadagno medio di 2 mila euro alla settimana ha rifiutato lavori «regolari» da 1.200 al mese. La stessa chiedeva 200 euro al suo cliente-innamorato per ogni incontro e dopo tante insistenze aveva anche detto di sì ad una giornata da passare insieme come se fossero fidanzati. Il costo? 500 euro.

La stregoneria. L’occulto e le macumbe si ritrovano spesso nelle conversazioni delle ragazze. Una spedisce a casa l’equivalente di 2 mila pesos per permettere alla madre di andare dallo stregone e togliere il malocchio che l’avrebbe portata presto alla morte e c’è anche quella che telefonava a casa perché è convinta che qualcuno le aveva fatto la fattura. Il consiglio per vincerla? Indossare calze rosse rovesciate.

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