Fare il consigliere? E' un investimento
Viaggio nelle denunce dei redditi dei nostri legislatori. Non senza imbattersi in sorprese
TRENTO. Forse con la politica non hanno cambiato la vita a molti trentini, ma di sicuro l’hanno cambiata a se stessi. L’indennità di carica per una buona fetta di consiglieri provinciali è il quadruplo dello stipendio che percepivano nella vita normale. Alcuni, come Catalano di Rifondazione, grazie alla nomina in Consiglio hanno riportato in attivo il loro reddito. Altri come Bezzi, Patt, che svolge l’attività di costruttore edile, hanno messo un quattro davanti all’ammontare della sua denuncia dei redditi.
Vediamole queste denunce dei redditi. Paragonando il 2003 con il 2006. Il confronto dice poco all’interno del gruppo di consiglieri e assessori presenti in Provincia prima del 2003: tra di loro ci ha guadagnato e ci ha perso rispettivamente chi ha ottenuto o non si è visto riconfermato un posto da presidente o da assessore, in giunta provinciale o regionale. Oppure per gli eletti che sedevano negli Ufficii di presidenza del consiglio provinciale o regionale. Tutta cariche con indennità aggiuntiva dal 50 al 12.5 per cento. Più interessante risulta invece la parte riguardante i nuovi entrati: è tra di essi che si possono vedere i vantaggi o gli svantaggi portati dalla nuova condizione rispetto al vecchio lavoro/professione. Si va da Agostino Catalano, Rifondazione, avvocato, che nel 2003 aveva un reddito passivo e quindi in assoluto è colui che ha avuto maggiori vantaggi economici nel diventare consigliere, a Giuseppe Zorzi (Margherita) e a Giacomo Bezzi (Patt) che hanno quasi quadruplicato le loro entrate.
Ora se è comprensibile che per Zorzi passare da insegnante al liceo a legislatore regionale il salto in busta paga sia notevolissimo, un po’ più sorprendente risulta lo stacco per quanto riguarda Bezzi. Imprenditore, anzi costruttore edile, che prima di fare il presidente del Consiglio aveva una denuncia dei redditi assai più contenuta. Robusto anche il gruppetto di chi si è visto, con un oplà, triplicare le entrate: comprende Cristano de Eccher (An), Adelino Amistadi, Tiziano Mellarini, Giorgio Viganò tutti della Margherita. Guadagni da moltiplicare per tre anche per il Ds Ottorino Bressanini: con il reddito da avvocato da sommare a quello da assessore Bressanini si è recentemente insediato al primo posto come contribuente tra i consiglieri provinciali. Molto folta la schiera di chi le proprie entrate le ha raddoppiate varcando la porta della Provincia: praticamente quasi tutti i margheritini. Sandro Turella, Luigi Chiocchetti, Tiziano Odorizzi, Giovanni Battista Lenzi, Giorgio Casagranda, Marco Depaoli e Guido Ghirardini. Nello stesso gruppo del raddoppio anche Enzo Bassetti (Leali). Marcello Carli (Udc) e Walter Viola (Forza Italia). Giù giù fino a Giorgio Lunelli che già stava molto bene come caposervizio alla Rai e che sostanzialmente non le ha modificate, per finire con Giuseppe Parolari, Ds.
L’unico, tra tutti i nuovi entrati, a non fare salti di gioia quando apre la busta paga da Consigliere. Parolari è infatti retrocesso economicamente rispetto al suo precedente lavoro di primario medico. I dati non tengono naturalmente conto dei benefit elencati in questi giorni. Un elenco infinito di prebende e rimborsi assortiti. Ad onore del vero non va taciuto che parte del reddito viene versato dai consiglieri ai gruppi politici di appartenenza, in misura differente uno dall’altro. Si va da chi versa moltissimo alle casse del partito, ad esempio i Ds versano il 35 per cento del totale netto che incassano, la Lega Nord il 40, lo stesso fa Rifondazione. Fino a versamenti molto più light come quelli della Margherita, attorno al 10 per cento. Ma i partiti scelgono nelle loro stanze chi merita di entrare nell’eletta schiera dei politici di professione. E un po’ di tangibile gratitudine non si può loro negare...