MIGRANTI

Ecco il “Dream Team” dei richiedenti asilo 

È targata Cus Trento la prima squadra di basket di stranieri rifugiati in Italia Gli allenatori: «Uno spazio di normalità importante per questi ragazzi» 


di Fabio Peterlongo


TRENTO. Il Cus Trento presenta la prima squadra di pallacanestro interamente formata da richiedenti-asilo, cui è stato dato il soprannome di “Dream team”. Non ha certamente lo spessore agonistico del “Dream team” che nel 1992 sbalordì il mondo con Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson. Ma rappresenta comunque il sogno di essere di essere integrati. La squadra è composta da 13 ragazzi che arrivano soprattutto da Mali, Guinea e Nigeria ed è iscritta al campionato Promozione Silver.

Paolo Bari, responsabile Cus basket, conferma la serietà del progetto: «È una squadra vera: si allenano due volte in settimana, giocano le partite, seguono le regole. Ma è anche una squadra speciale, viste le difficoltà burocratiche che affrontiamo per farli giocare». L’iniziativa ha anche il sostegno di Aquila Basket, come sottolineato dal presidente Luigi Longhi: «Due anni fa, con il progetto “One team”, abbiamo introdotto diversi richiedenti-asilo alla pallacanestro. Siamo contenti che l’esito sia stato l’approdo in un campionato: un pizzico di agonismo fa imparare molte cose».

Nicola Bonelli, allenatore della squadra insieme a Moussa Gorgui Dia, spiega l’iniziativa inserendola nel contesto quotidiano: «L’impegno nella pallacanestro dà ai richiedenti-asilo uno spazio di normalità e di tranquillità in una vita che altrimenti non è del tutto normale. È un modo per distrarsi dalla realtà quotidiana».

Simile è la lettura data dall’assessore all’università Sara Ferrari: «Il Cus si è inserito nel tessuto sociale per costruire benessere. Lo sport aiuta queste persone a trascorrere in maniera attiva e costruttiva i lunghi tempi d’attesa per la risposta alla domanda d’asilo».

Paolo Facinelli, responsabile di Kaleidoscopio presso la residenza Fersina, mette l’accento sull’impatto che l’iniziativa può avere sul pubblico: «Il Cus Trento mette al centro dell'attenzione i richiedenti-asilo in maniera positiva. E se fa più rumore un albero che cade di un'intera foresta che cresce, anche grazie allo sport tra i richiedenti-asilo stanno crescendo tante radici positive, che però non fanno notizia come i pochi casi negativi».

Massimo Komatz, vice-presidente Federbasket Trentino-Alto Adige, illustra gli intoppi burocratici: «In generale è complicato tesserare gli stranieri: ciò è stato fatto per prevenire lo “shopping” di talenti all'estero. In più per i richiedenti-asilo è complicatissimo ottenere i documenti di identità e residenza, per i quali ci sono procedure indegne di un paese civile. Per ora operiamo in deroga perché la federazione nazionale non sa bene come gestire la figura del richiedente-asilo».

Gli ostacoli burocratici non fiaccano però la volontà del «Dream team», come spiega l’allenatore Moussa Gorgui Dia: «Noi ci presentiamo alla partita, la perdiamo a tavolino 20 a zero e poi giochiamo lo stesso. A noi interessa portare questa buona pratica in tutta la regione». Considerando i risultati sul campo, il ruolino di marcia della squadra non è niente male: «Delle otto partite disputate, ne avremmo vinte tre» commenta Nicola Bonelli, «e se pensiamo che solo uno di loro aveva giocato a pallacanestro in precedenza, siamo soddisfatti».

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