De Benedetti al Festival: «La recessione sarà lunga»

L’Ingegnere protagonista al Sociale: «Il 2013 sarà peggio del 2012, e il vero rischio per l’euro è la Spagna, non la Grecia»



TRENTO. «Siamo nel mezzo di una recessione come non ho mai visto in vita mia, molto più lunga. Durerà qualche anno, non qualche mese». Così Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L’Espresso, ha commentato l’attuale situazione economica nel corso del suo intervento al Festival dell’economia di Trento al Teatro Sociale.

«Fino a vent’anni fa - ha continuato - la geografia economica del mondo era immutata. Adesso sono entrati nel circuito lavorativo e del consumo Brasile, India, Cina, cioè centinaia di milioni di persone. L’Europa quindi non è più il baricentro del capitalismo per gli Stati Uniti. L’Europa è vecchia, abbastanza viziata, con poco senso di mobilità e innovazione». De Benedetti ha parlato di «egoismi nazionali, soprattutto tedeschi. E il problema - ha sottolineato - non sarà neppure la Grecia, se non forse nell’aprire la strada all’uscita dall’euro. Il problema si porrebbe per l’Italia se uscisse la Spagna.

L’Italia - ha proseguito - è stata gestita da governi che non hanno fatto riforme e non sono stati capaci di contrastare interessi che negli ultimi trenta anni non hanno fatto niente. La scommessa del futuro è la conoscenza. I giovani adesso non hanno più neppure bisogno di capannoni per lavorare, possono farlo con idee nuove da un computer». Nel corso del suo intervento l’Ingegnere ha scherzato anche raccontando una delle sue scelte del passato, cioè l’incontro con il giovane Steve Jobs, tra il 1979 e il 1980. «In California, con un suo amico - ha detto - mi chiese un milione di dollari per mettere su un’azienda e darmene il 20%. La Apple adesso capitalizza 500 miliardi. La mia intuizione imprenditoriale fu un po’ modesta».

«L’industria editoriale non va bene, c’è un calo dell’introito della pubblicità per tutto il mondo della comunicazione». È l’esempio portato dall’ingegnere Carlo De Benedetti, nel rispondere a una domanda del pubblico sulla crisi, dopo il suo intervento. Nel nostro gruppo, L’Espresso, abbiamo ridotto ulteriormente il numero dei dirigenti, perché quando si taglia, si taglia prima dall’alto». De Benedetti, nel corso del suo intervento di editoria ha parlato anche spiegando quanto sia espressione »della libertà che tanto mi piace, che cerco di trasferire nel lavoro dei miei giornalisti, nelle conoscenze, nell’espressione dell’intelletto, facendo da paravento alla loro libertà. Siamo il più grande gruppo editoriale italiano, con circa 900 persone«.

De Benedetti ha anche parlato di riforma pensioni e articolo 18. «La cosa migliore fatta da questo governo e dal ministro Elsa Fornero è la riforma delle pensioni», ha detto. «È l’unica veramente significativa, stabile, strutturale, che migliorerà i conti». «L’unico errore - ha evidenziato - è stato quello degli esodati: un grosso errore, perché riguarda molte persone, ma non è il numero che è importante, è l’errore in sè». «L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è un falso problema, perché è stato presentato come il diritto di licenziare, ma riguarda in realtà il diritto individuale. Prima di dare un giudizio vorrei vedere quale sarà l’edizione finale di questa riforma. Certo è che toccando il mercato del lavoro si toccano degli interessi, si accontenta della gente e se ne scontenta altra, soprattutto in un periodo di recessione. Credo che regole più flessibili di entrata - ha concluso - siano la cosa più importante di questa riforma, positiva. Nodo fondamentale, secondo me, sarebbe stato tendere al contratto unico in modo che i giovani avessero gli stessi diritti dei lavoratori a tempo indeterminato, ma licenziabili nei primi tre anni».













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