Dal Ponte a Ravina Il mago del gelato ci ha ripreso «gusto»

Claudio Villotti: «In tempo di crisi mi piace ridare speranza» Il segreto? «Quello della mamma». La sorpresa? Lo Spritz


di Luca Marognoli


TRENTO. É tornato “l’uomo del Ponte”. Di nuovo dietro il bancone dei gelati, anzi davanti e a destra e a manca, come una trottola, nel suo nuovo locale al centro commerciale di Ravina, perché Claudio Villotti, 59 anni, di Segonzano, mantiene intatta quell’inquietudine che lo porta a cercare il rapporto diretto con le persone. «Ho studiato ecologia forestale - dice - ma sono uno da città, da birretta al Pedavena».

Era fermo dal 2009, quando tirò giù le serrande della gelateria al ponte dei Cavalleggeri, da molti riconosciuta come la migliore della città: «Avevo perso la voglia di fare», racconta il consigliere comunale ex leghista ora nel gruppo delle “Autonomie”. «Ero logorato dopo 35 anni di lavoro e tutto era diventato più duro da quando nel 1998 era mancato il mio socio e cognato Lorenzo...», racconta. Ma la vecchia passione covava sotto la cenere. «Mi ha convinto a tornare in pista l’amico Gianpaolo del ristorante Acquablu. Il caso ha voluto che a fine 2012 si fosse anche liberato il locale sotto il suo, l’ex bar “Kebel”, ed eccomi qui. Lui si occupa della gestione, io della produzione».

Insomma, si riparte: «Anche perché la Fornero mi ha spostato avanti di 4 anni la pensione, quando mancavano 7-8 mesi al termine. Ma il motivo vero è un altro: in un momento di crisi come questo, mi ha appassionato la sfida. Ho detto: provo a fare qualcosa in prima persona per creare anche posti di lavoro (abbiamo 5-6 dipendenti) e per realizzare un luogo carino in una zona ai margini della città. Non voglio essere presuntuoso, ma il centro commerciale che negli ultimi anni si era spopolato, sta rifiorendo. Al piano terra c’era solo la pizza al taglio di Albino: dopo di noi , sono arrivate due nuove attività e altri trattano per entrare. Abbiamo fatto da volano e questo mi rende felice...».

Il locale è moderno, spazioso e con un design curato. Ma quello che conta è un’altra cosa: il gelato. É quello di una volta? «I clienti dicono di sì. Molti sono quelli di prima e le assicuro che non erano pochi. Non siamo in Bolghera, ma il parcheggio ora c’è». Il segreto? «É quello delle mamme», dice con una risata. «Se vuoi un arrosto buono devi prendere la pancia della vacca, non la pellaccia. Questo è un gelato fatto ad arte. E lo capisci dalla digeribilità: nessun rigurgito. La chiave sta nel pastorizzarlo, cioè nella cottura». La base è il fior di latte, «ed è già un bel partire». Dopo un’ora nel pastorizzatore, si aggiunge la pasta (il gusto, ndr) prescelta e si mette tutto nel mantecatore per 4 minuti. «La qualità costa ma io punto tutto su questo. Se la pasta costa da 5 a 25 euro, io prendo quella da 26. La frutta? Fresca quando c’è, surgelata nelle altre stagioni, nessun prodotto preparato. E se il melone sa di zucca o la fragola di acqua bisogna avere il coraggio di buttare via tutta la partita. Mi possono dire che non ero simpatico o che ero caro, ma nessuno si è mai lamentato del gelato». I gusti sono quelli classici, ma spunta anche quello che non ti aspetti: «Certi colleghi fanno cose strane come la trota o il canederlo, che durano il tempo di una mattina. Io mi limiterò allo Spritz: lo proporremo nel giardino appena verrà il sole. Unica indicazione: essendo alcolico sarà vietato ai minori».

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