L'EMERGENZA

Covid-19: «Il virus resiste e non è mutato» 

Il virologo del Cibio Massimo Pizzato: «Abbiamo capito che ha un andamento stagionale e ci aspettiamo quindi un ritorno ma non sarà come nel marzo scorso perché nel frattempo abbiamo conoscenze maggiori e la popolazione ha imparato a proteggersi»



Trento. «Sul virus ormai abbiamo una certezza: non è cambiato il virus, ma sono cambiate le condizioni stagionali che, per tanti motivi, ne limitano la diffusione. Quando al termine dell’estate le condizioni cambieranno nuovamente possiamo aspettarci un ritorno perché il virus è ancora in circolazione». Lo ha detto ieri il professor Massimo Pizzato, virologo del Cibio dell’università di Trento, commentando la situazione trentina che nelle ultime ore non ha registrato contagi, ma che ha visto un’impennata di nuovi casi nell’ultima decina di giorni in seguito al focolaio individuato presso il polo logistico di Rovereto.

Un focolaio caratterizzato da varie decine di soggetti positivi (tra i lavoratori del centro e i loro familiari) ma con un’elevata percentuale di pazienti “asintomatici”, il cui contagio probabilmente è emerso solamente in seguito all’attività dell’Azienda sanitaria per limitare l’ulteriore diffusione del virus.

«Generalmente la capacità di trasmissione del virus è minore nei soggetti asintomatici perché la sintomatologia va di pari passo con la carica virale - continua Pizzato - ma quello che possiamo dire con certezza è che il virus non è mutato: sono state individuate delle variazioni, ma non tali da giustificare che il virus sia meno infettivo e meno patogenico. E se il virus non è cambiato per spiegare l’evoluzione dell’epidemia che stiamo vivendo dobbiamo prendere in considerazione il cambiamento delle condizioni, prima di tutto quelle ambientali che favoriscono una più facile inattivazione del virus nell’aria: sia per il grado di umidità, sia per il calore, sia per i raggi uv, ma anche per la minore trasmissione da parte delle persone che durante la bella stagione stanno più all’aperto ed evitano i luoghi chiusi. Ma il ragionamento da fare è questo: se il virus è lo stesso, quando torneranno le condizioni dello scorso inverno tornerà anche il virus?» . A questa domanda Pizzato risponde, con un invito a non fare terrorismo psicologico sull’opinione pubblica: «La risposta è sì, ma non credo che il ritorno del virus ci farà tornare alla situazione che abbiamo vissuto lo scorso marzo perché nel frattempo tante cose sono cambiate: le persone hanno imparato i comportamenti corretti per limitare la diffusione del virus e la comunità scientifica e sanitaria ha molte più informazioni sul virus rispetto a quelle che avevamo nel marzo scorso. Dobbiamo anche tenere conto che il virus circolava già prima del marzo scorso, quando ancora non ne avevamo la consapevolezza. Ora sappiamo quali persone sono più deboli e devono quindi essere più protette, sappiamo il modo in cui dobbiamo intervenire e abbiamo anche molte più informazioni sull’efficacia delle cure in terapia intensiva. Ecco perché non dovrebbe allarmarci un possibile ritorno del virus».

E la presenza degli asintomatici tra la popolazione dovrebbe preoccuparci? «Per stimarla bisognerebbe effettuare controlli sulla popolazione, scegliendo un campione rappresentativo dell’intera cittadinanza e non solo di soggetti a rischio» spiega Pizzato. Va detto comunque che - secondo i dati degli ultimi giorni forniti dall’Azienda sanitaria - i tamponi effettuati sulla popolazione individuano in genere un soggetto positivo su circa mille persone. Un dato che riportato all’intera popolazione del Trentino indicherebbe alcune centinaia di positivi (a fronte di un centinaio di soggetti attualmente positivi secondo le statistiche ufficiali).

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