«Correggeremo i compiti in piazza»
Sabato la nuova protesta degli insegnanti. Genovese (Stati generali): faremo anche lo sciopero delle gite scolastiche
TRENTO. La “critical mass” degli insegnanti, che venerdì hanno paralizzato la rotatoria di piazza Venezia aggirandola in continuazione in sella alle biciclette, verrà replicata presto. «Confesso che ci siamo persino divertiti» dice Alessandro Genovese, degli autoconvocati Stati generali della scuola. «Parteciperemo all’assemblea indetta giovedì dai sindacati confederati, che si sono ben guardati dall’invitarci. Andremo a dire la nostra e anche per chiedere loro ragione dell’accordo che hanno firmato con la Provincia». Genovese si riferisce all’accordo che sospende il passaggio a agenzie esterne delle ore di sorveglianza durante la mensa scolastica, firmato alcuni giorni fa da Cgil, Cisl e Uil. «Non ci piace affatto. Intanto, la questione rimane sospesa per un solo anno, poi i 310 posti di lavoro salvati sono quelli dei precari, che verranno rinviati al prossimo anno per ritrovarsi nella stessa posizione di oggi». Ma in ballo c’è un’altra “critical mass” in bici, in data ancora da stabilire, e sabato una “correzione dei compiti in piazza”. «Porteremo dei tavoli e lavoreremo in mezzo alla gente. Vogliamo sfatare il diffuso pregiudizio secondo il quale lavoriamo solo 18 ore alla settimana. Il nostro impegno non finisce in classe, prosegue tutti i giorni. Nell’occasione, vogliamo sensibilizzare gli studenti e le loro famiglie su cosa significano 8 milioni e mezzo di tagli sulla scuola. I sindacati confederati si sono vantati di aver recuperato un milione e mezzo sui 10 milioni in meno previsti, ma si tratta comunque di una cifra enorme, che andrà a incidere sulla didattica. Mentre in realtà si poteva decidere diversamente».
I tagli sono la conseguenza del calo di risorse imposto dallo Stato. La spending review tocca tutti i settori e anche la scuola non ne è esclusa. «La spending review c’entra poco. C’è stata da parte della Provincia la deliberata scelta di tagliare su alcune voci, anziché su altre. E’ paradossale che si tagli sulla didattica mentre si spendono cifre enormi per consulenze esterne, affidate spesso a università, sui tablet o sull’Iprase, strumenti poco utili alla scuola. L’Iprase, e quando l’abbiamo detto in pubblico l’assessore Dalmaso si è molto irritata, elargisce stipendi da 90-100 mila euro ai suoi dirigenti. Su questo i sindacati confederati non hanno trovato nulla da eccepire. Ma ormai Cgil, Cisl e Uil sono “fuori” dal mondo scolastico, parlano una lingua che non è la nostra, che invece nella scuola ci viviamo tutti i giorni. Anche su altri aspetti dell’accordo con la Provincia abbiamo parecchio da dire. Sul Foreg, ad esempio, ogni docente rinuncia a 100 euro in più all’anno a fronte del depotenziamento del collegio docenti in favore dei dirigenti, i quali in virtù delle nuove norme disciplinari godono già di molte, secondo noi troppe, libertà.
Su questo aspetto, Cgil, Cisl e Uil hanno espresso una timida perplessità in calce all’accordo, ma non si sono spinti oltre. Avrebbero dovuto essere più incisivi, più duri con la giunta». Le idee per allargare la protesta e farne partecipi le famiglie non mancano. «Data la gravità della situazione - argomenta Genovese - vogliamo alzare il livello dello scontro, pur senza eccessi. Sono decisioni prese sopra le nostre teste, nel conchiuso dell’assessorato all’istruzione, senza tenere conto della realtà della scuola. Nelle ultime udienze generali, nella scuola dove lavoro, abbiamo affisso dei manifesti per spiegare ai genitori quanti e quali sono i nostri impegni, che non si limitano certo alle 18 ore di lezione settimanali. Sono loro, e soprattutto i loro figli, che subiranno i devastanti effetti dei tagli. Hanno diritto di sapere come l’ente pubblico gestisce la scuola.
Un altro strumento di protesta, essendo passati gli anni del blocco degli scrutini (oggi è illegale, ndr.), è il boicottaggio delle gite scolastiche. E’ una proposta lanciata dal Marie Curie di Pergine, che ha attecchito molto anche al galilei di Trento, dove sono saltate molte gite. Certo, basta che un docente accetti di accompagnare i ragazzi e l’effetto della protesta decade. Ma stiamo cercando di convincere tutti i nostri colleghi che questo può essere un utile strumento di lotta. Stiamo anche lavorando sul rifiuto degli incarichi non obbligatori, come i coordinamenti di classe e altri ruoli. Il dissenso tra i docenti c’è ed è diffuso, ma non è così semplice capitalizzarlo».