Cles piange Biasior, l’alpino che adorava i presepi

CLES. «Un alpino che a Cles era sinonimo di presepio!» Lo ricorda così, parlando di Claudio Biasior l’attuale capogruppo della Penne Nere clesiane, Bernhard Avanzo, interpretando il pensiero degli...

di Giacomo Eccher
CLES. «Un alpino che a Cles era sinonimo di presepio!» Lo ricorda così, parlando di Claudio Biasior l’attuale capogruppo della Penne Nere clesiane, Bernhard Avanzo, interpretando il pensiero degli associati e dell’intera cittadinanza. Claudio Biasior è scomparso a 82 anni dopo una lunga malattia e lascia un figlio, Carlo, avvocato, notissimo in Trentino per la sua attività nell'associazione difesa consumatori.

Nativo di Gardolo (e gardolot si sentiva anche se in val di Non ha vissuto per oltre cinquant’anni!) Biasior era arrivato a Cles come dipendente dell'allora Telve (ora Telecom) e qui, con la moglie Giuliana nella casa al terzo piano in piazza municipio ha cresciuto la famiglia, il già citato figlio Carlo e Stefano, prematuramente scomparso. A Cles Biasior è arrivato con il cappello alpino e subito si è messo a disposizione del locale Gruppo diventandone, nel corso dei decenni, una delle colonne e per un periodo anche capogruppo.

Appassionato di presepi fin da ragazzo (tanto da essere parte del gruppo di presepisti di Trento) a Cles ha portato anche questa sua arte che coltivava nel tempo libero. A lui in particolare si deve la nascita, ed è una tradizione che dura ormai da quasi mezzo secolo, del presepio alpino di Cles. «Noi lo chiamavamo per questo ‘Babbo Natale’. La statuina di Gesù Bambino, a differenza delle altre che erano nella sede del Gruppo, la custodiva lui in casa tirandola fuori solo la vigilia quando era tutto era pronto», lo ricorda l’alpino Carlo Covi.

Inizialmente, parliamo degli anni Ottanta, Biasior usava il presepio che il cappellano militare don Giuseppe Leita, di Caldes, aveva portato a casa dalla Russia con le statuine costruite dagli alpini nel tragico inverno sul Don. Questa statuine, che ora sono conservate gelosamente dal Gruppo Alpini, erano esposte a Natale nella chiesetta sconsacrata di San Rocco e per una volta, sempre con la regia di Biasior, anche all’Arena di Verona in quella che è ormai una delle vetrine mondiali più importanti del presepio.

Con la mano e l'intuizione di Biasior il presepio alpino di Cles è cresciuto ogni anno con nuovi particolari nella chiesetta di San Rocco, fino a quando un incendio doloso lo aveva distrutto alla vigilia dell'inaugurazione. «Con Claudio lavorando notte e giorno l’abbiamo ricostruito in una settimana» - ricorda Carlo Covi. Da allora il presepio è emigrato prima in una baita prefabbricata montata ad hoc ogni anno (con apertura il giorno dell’Immacolata) e ultimamente viene allestito a Palazzo Assessorile dove anche lo scorso Natale per l'ultima volta ha portato la firma, stanca ma sempre brillante ed intuitiva, di Biasior.

Claudio era anche un artista dei presepi in miniatura, e ne ha fatti davvero tanti. Personalmente ricordo quello che nel 2001 aveva esposto nella vetrina di quello che all’epoca era l’ufficio di corrispondenza dell'allora Alto Adige, nella centralissima via Martini a Cles. E sono tanti i clesiani e non che conservano in casa i presepi di Biasior ed anche quadri, l'altra sua passione.

Dopo la scomparsa della moglie, e prima ancora quella dell’amato figlio Stefano, Biasior da Piazza Municipio era “emigrato” sul Dos di Pez e ultimamente era ospite di Casa Cles, una cohousing nata a ridosso della chiesetta di San Rocco. Oggi pomeriggio alle 14 nella chiesa dell’Assunta l'ultimo saluto e ci saranno tutti i suoi alpini.