il caso di kj2

C’è ancora un’orsa nel recinto del Casteller di Trento

Dj3 è reclusa in un’area di 8 ettari, con un laghetto e il cibo sempre a disposizione. Frapporti, che si curò di Jurka: «Grande sì, ma è pur sempre una prigione»


di Sandra Mattei


TRENTO. Valicare il confine del Centro vivaistico Forestale di Casteller, in questi giorni di polemiche per l’abbattimento di Kj2, è impresa impossibile.

L’area di oltre 40 ettari, compresa tra il Doss San Rocco, le Novaline e Mattarello (e confinante con il Centro di recupero della fauna alpina), è quella destinata al “buen ritiro” per gli orsi problematici. Ma gli ettari messi a disposizione per i plantigradi condannati da sentenza di pericolosità sono molto ridotti: sono 8 (80 mila metri quadrati, corrispondenti a 8 campi da calcio, per capirsi) ma si deve tener conto che un orso può percorrere anche 60 chilometri in una notte.

Negli ultimi anni, in questa area attrezzata per gli orsi più o meno cattivi, si sono alternate Jurka, dal 2008 al 2010 e poi un orsetto, chiamato dai forestali Lorenzo, che era stato forse allontanato da un orso, perché attratto dal calore precoce della madre. Infine nel 2011 è arrivata Dj3, terza figlia di Daniza e Joze, anch’essa entrata nella lista nera perché subito dopo il letargo si era resa protagonista di troppi attacchi ravvicinati nelle Giudicarie: aveva fatto razzie di alveari e sgozzato pecore, ed i suoi avvistamenti erano così frequenti, da essere ritenuta troppo confidente. Dati i genitori (Daniza è morta in seguito alla dose di anestetico, dopo l’aggressione all’escursionista di Pinzolo e Joze ricorre non a caso anche nell’ultima vittima, Kj2), anche il suo destino era segnato.

Dj3 è tuttora in questa gabbia dorata, foraggiata e riverita, ma per chi l’ha vista, dallo sguardo tristissimo. L’accesso al recinto è consentito solo ai forestali addetti al suo sostentamento. Sappiamo che si tratta di una struttura quanto mai solida, costituita da un muro di cemento alto 35 centimetri, sul quale è fissato un’imponente recinto, anche elettrificato. L’area in cui scorrazza è costituita da una fitta vegetazione di latifoglie e conifere, all’interno della quale c’è anche un laghetto. Jurka, dopo il montare delle abituali polemiche per la sua reclusione al Casteller, venne trasferita in Germania al «Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi» che si trova nel Baden Wurtemberg.

Allora, ad accudirla nei due anni di cattività, c’era anche Carlo Frapporti, dipendente dell’Ufficio faunistico, oggi in pensione. Fu lui a dichiarare, quando fu catturata, che per lei sarebbe stato meglio l’abbattimento. Frapporti non ha cambiato idea: «In questi giorni - commenta - sento che tutti sono diventati esperti di orsi. A chi afferma che la soluzione migliore sarebbe stata quella della cattura, dico: stare in un recinto, per quanto ampio, è sempre una prigione. Va detto che un orso in cattività può vivere anche 50 anni, mentre nel suo habitat vive al massimo 25 o 30 anni. Sono sicuro che se si chiedesse cosa preferirebbe, la sua risposta sarebbe la morte. Perché quella del Casteller è pur sempre una gabbia».

Ai tempi di Jurka, Frapporti racconta che cercava di metterle il cibo in posti sempre diversi, in modo da farla muovere e distrarre. La dieta per gli orsi in cattività è quella di un onnivoro, con abbondanza di frutta e poca carne.

E per arrivare all’abbattimento di Kj2, commenta: «È stata una scelta politica. La sua sorte era segnata, perché aveva aggredito già due persone, anche se io sono convinto che in entrambi i casi il problema è stata la presenza del cane. Si è scelto perciò di rassicurare gli abitanti dei paesi nei quali era solita bazzicare, perché il rischio di un’altra aggressione non sarebbe stato tollerato. Già ci sono stati atti di intolleranza, con due orsi avvelenati. Due esemplari che probabilmente erano pacifici e che ci hanno rimesso la pelle senza colpe. Secondo me, però, si sono sbagliati i tempi, perché i cuccioli sono troppo piccoli e hanno un 50 per cento di possibilità di farcela».

E se a qualcuno venisse il sospetto che Kj2 è stata uccisa anche perché diventava complicato trovarle un’altra area, questo dubbio è infondato. «A Casteller il recinto è già predisposto per accogliere tre orsi, con aree separate», conclude Frapporti.

Un punto di osservazione privilegiato per avere un’idea dell’estensione dell’area e della recinzione del Casteller è la terrazza del ristorante La Roccia. Gino Monsorno, il titolare da 13 anni racconta: «In passato, al tempo della reclusione di Jurka, capitava talvolta di vederla. Aveva un albero preferito, dove si strofinava e si arrampicava. Ma da allora la vegetazione è diventata molto più fitta. Ma davvero c’è un’altra orsa? Non lo sapevo proprio».

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