finanza pubblica

Bonus degli 80 euro, allarme per i conti in Provincia

Se Renzi trasformerà gli 80 euro in detrazione sono a rischio 100 milioni di gettito. Per Piazza Dante significherebbe una violazione del patto finanziario


di Chiara Bert


TRENTO. Scatta l’allarme rosso in Provincia dopo l’annuncio del premier Matteo Renzi che nella legge di stabilità sarà modificato il bonus di 80 euro: non più prestazione sociale, dunque una spesa per lo Stato, ma detrazione fiscale (Trentino di ieri, ndr). L’effetto è che sui conti provinciali il mancato gettito fa ballare un centinaio di milioni, una cifra altissima su un bilancio di 4,4 miliardi.

Una trasformazione, si dirà, che non cambia le cose per il cittadino contribuente, che pagherà 80 euro in meno di Irpef invece di ricevere (come accade oggi) gli 80 euro in più in busta paga. Ma le cose cambiano eccome per la Provincia di Trento, che rischia di subire un danno ben maggiore rispetto alle altre Regioni per via del meccanismo dei 9 decimi.

Mancano 100 milioni. Il bonus trasformato in detrazione fiscale significa infatti che i 10 miliardi di euro erogati e che oggi gravano sulla spesa pubblica diventeranno un minor gettito fiscale per lo Stato e, a cascata, per la Provincia che incassa appunto i 9 decimi delle tasse (di fatto diventati 8 decimi dopo l’accordo finanziario siglato con lo Stato lo scorso anno). In termini di gettito, l’impatto in Trentino rispetto al nazionale si aggira normalmente attorno all’1%, confermava la Ragioneria la scorsa primavera, quando si era palesato lo stesso pericolo sul «bonus Renzi»: significa qualcosa come 100 milioni di euro in meno. Se così fosse, si tratterebbe di una vera e propria mazzata per i conti trentini in vista della manovra finanziaria che la giunta sta mettendo a punto in queste settimane. «Manovra - ha spiegato lunedì il governatore Ugo Rossi - per la quale siamo in attesa di conoscere le scelte nazionali, per evitare doppioni». La legge di stabilità è attesa per domani, ma in Provincia si fa notare che se la modifica sul bonus annunciata da Renzi fosse confermata, si andrebbe a violare i termini del patto finanziario con lo Stato .

I numeri. Il concorso del Trentino al risanamento dei conti pubblici previsto dal «patto di garanzia» (oltre i 568 milioni all'anno chiesti dal precedente accordo di Milano firmato da Dellai con l’allora governo Berlusconi) prevede 593 milioni dal 2015 al 2017, 559 milioni nel 2018, 379 milioni dal 2019 al 2022. E solo pochi giorni fa Rossi ha ricordato che il prossimo bilancio sarà più complicato anche per l'impegno al pareggio di bilancio che vieta di contabilizzare tra le entrate l'avanzo di amministrazione, una voce che vale per la Provincia circa 250 milioni di euro. Il patto - ricordano in Piazza Dante - doveva servire a dare a Trento (e a Bolzano) certezze di medio termine sui propri conti, e quindi garanzie sull’intangibilità del gettito fiscale. Un conto dunque è se vengono a mancare dai 3 ai 6 milioni di Ires, ma 100 milioni in meno di Irpef sono una botta con tutt’altro impatto.

Qui Roma. Da Roma il senatore Vittorio Fravezzi, che è capogruppo in commissione bilancio per il Gruppo Autonomie, predica prudenza: «Aspettiamo di leggere il testo della Legge di stabilità, probabilmente giovedì, prima di commentare annunci. Certo è che quando il governo va a modificare la tassazione in direzione di sgravi fiscali, il minor gettito che si riflette sulle casse della Provincia è un dato di fatto. E questo potrà comportare l’esigenza da parte della giunta di rivedere in parte le proprie scelte di politica economica e fiscale».

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