Aziende floro - vivaistiche nel mirino della finanza
Denunciato un imprenditore di Rovereto che avrebbe evaso il fisco per 1,7 milioni Nei guai anche due aziende di Pergine. Vendevano piante non coltivavate in casa
TRENTO. Denunciato dalla Guardia di Finanza di Trento un grosso imprenditore floro vivaistico di Rovereto, avrebbe evaso al fisco 1,7 milioni di euro. Nei guai anche altri due imprenditori perginesi operanti nel medesimo settore. Tutti e tre avrebbero evaso, complessivamente, imposte per oltre 2 milioni di euro. I tre avrebbero comprato piante e fiori per poi venderle all’interno dei propri esercizi come se - per il fisco- le avessero invece coltivate in casa.
Due anni di indagini per smascherare il presunto raggiro delle agevolazioni fiscali riconosciute alle aziende agricole che dichiarano di essere in particolare regime. Per godere di una tassazione differente, rispetto a quella di altro tipo di vendita, i tre imprenditori avrebbero infatti dovuto rispettare determinati requisiti di legge. Se questi requisiti, come in effetti pare sia stato, vengono meno, anche la tassazione cambia. Si passa da quella prevista per chi coltiva e vende a quella applicata a società commerciali soggette a tassazione ordinaria.
Le aziende floro- vivaistiche, una di Rovereto, le altre due di Pergine, figuravano formalmente come produttrici di fiori e piante esclusivamente in proprio. Grazie a questa dichiarazione esse potevano godere di un regime fiscale agevolato di settore. Per essere considerata azienda agricola e avere vantaggi fiscali, nell’impresa deve sussistere infatti il requisito della “prevalenza”. L’attività di produzione in proprio dei beni agricoli (in questo caso fiori e piante) dev’essere prevalente rispetto ad altre attività connesse (trasformazione di beni, acquisto e cessione di beni di terzi). Tuttavia, le verifiche fiscali condotte hanno permesso di raccogliere elementi di prova tali da portare gli investigatori a negare la sussistenza dei requisiti di “prevalenza”. In tutte e tre le aziende agricole coinvolte, quella di Rovereto e le due di Pergine, le Fiamme Gialle hanno osservato come le serre non venissero utilizzate per la produzione in proprio di fiori e piante, ma venissero utilizzate invece come semplici “depositi”. Piante e fiori, che poi venivano messi in vendita, sarebbero state acquistate da terzi. Erano insomma delle vere e proprie attività commerciali. Non coltivavano prevalentemente in serra, vendevano. L’evasione maggiore verrebbe attribuita all’imprenditore roveretano il quale avrebbe superato le soglie penalmente rilevanti circa gli importi evasi contestati. Avanzata per lui la proposta di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca di conti correnti e beni immobili. (f.q.)