«Atti di violenza allarmanti, oggi mancano gli ideali» 

Ballardini, già partigiano e parlamentare: «Mi preoccupa il livello desolante del confronto politico-culturale»


di Paolo Piffer


TRENTO. Di questa violenza politica che attraversa il Paese, da Palermo a Perugia, con le aggressioni ad esponenti di Forza Nuova da una parte e di Potere al Popolo dall’altra, è preoccupato.

E certo anche l’imbrattamento, a Roma, in via Fani, del basamento della lapide commemorativa di Aldo Moro e della sua scorta, non lo lascia indifferente. Per un uomo come l’avvocato Renato Ballardini, 90 anni, lombardiano vicino a Lelio Basso, che per decenni ha calcato le aule giudiziarie e il parlamento, nelle fila socialiste, per 21 anni, prima di essere espulso dal partito da Bettino Craxi, eurodeputato ma anche consigliere provinciale, con il Pci, nei primi anni Ottanta, una seria riflessione va fatta. Anche perché l’avvocato fin da quando era giovanissimo sedicenne, partigiano, quando si parla di violenza sa bene di cosa si tratti. Lui, scampato alla strage nazifascista di Riva del Garda nel 1944 nel corso della quale le Ss trucidarono 11 partigiani.

Avvocato Ballardini, a volte si tende a idealizzare il passato. Non è che quando lei faceva politica attiva tutti gli atteggiamenti fossero da “mammolette”, diciamo così. Fino allo scontro fisico?

No, questo no. C’era un confronto, nel partito e nel Paese, anche duro, severo. Ma si discuteva attorno a delle opinioni, ai punti di vista, si partiva da idee per elaborare progetti. Pensi, insomma, lo sanno tutti, nell’81, insieme ad altri 13-14 compagni, fui espulso dal Psi, da Craxi. Solo perché avevamo espresso critiche nei confronti della sua linea politica. Certo, l’espulsione fu un atto di violenza politica ma niente a che vedere con quella fisica. Per carità, io magari mi sarei trovato bene perché da ragazzo avevo fatto il pugile, ma non ho mai avuto modo di venire alle mani.

C’è da stupirsi che il livello dello scontro, alla vigilia delle elezioni, passi anche attraverso le aggressioni?

Direi proprio di no, purtroppo. Non ne sono stupito perché il confronto politico di queste settimane è di una miseria spaventosa, di uno squallore impressionante. Questa campagna elettorale sarebbe ridicola, se non fosse preoccupante. Quando il livello del confronto politico-culturale è di questo basso livello può succedere che emergano anche gli istinti più bassi, fino alla violenza fisica nei confronti dell’avversario. Quelli avvenuti in queste settimane sono episodi che mi preoccupano molto, sono sintomi di un malessere che fa emergere la mancanza di convinzioni ideali.

Non per mettere una sentenza sullo stesso livello di quanto successo in questi tempi, però c’è anche la Cassazione che ha giudicato il saluto fascista “una manifestazione del pensiero”, entro determinati limiti.

Cosa vuole, diciamo così, la democrazia ha tante virtù ma anche qualche vizio. Tra questi anche quello di tollerare posizioni politico-culturali che contrastano con i suoi principi. Finché queste posizioni rimangono minoritarie non c’è problema. È preoccupante se si diffondono e diventano minacciose per i principi della democrazia.

C’è da temere, visto il clima che si respira, per ciò che si definisce la tenuta democratica del Paese?

Non sono ottimista. Ma continuo a sperare che la maggioranza degli italiani sia impegnata a difendere la democrazia. Certo, questa spaccatura in tre parti del Paese è il segno che non ci sono idee né cultura, che non c’è un progetto per il futuro nazionale, dell’Europa, del mondo. Se ci fosse un progetto per risolvere i grandi problemi che abbiamo di fronte ci sarebbero idee a favore di e altre contrarie. E invece c’è una carenza assoluta di elaborazione e proposta, una miseria generale, è una presa in giro.

Lei certo a votare ci andrà, fa parte della sua storia personale e politica. Il voto è segreto, ma…

Nessun segreto. L’unica persona seria che c’è in giro mi pare proprio il premier Paolo Gentiloni, oltre a qualche suo ministro. Quindi voterò per il Pd, il suo partito.

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