Arturo, il pensionato senza casa è ritornato a vivere sotto il ponte

Dopo un mese all’ostello pagato dalla Lega, l’anziano ora dorme su un’asse di legno in Sanseverino. «Mi aiutano i passanti, ho ricevuto solo tante promesse dalle istituzioni, ma nessun fatto concreto



TRENTO. E' ritornato da una settimana sotto il ponte della tangenziale. Ancora là, avvolto nel suo piumino rosso, con un berretto nero in testa e la cicca tra le labbra. Dopo un mese all'ostello della gioventù, pagato dalla Lega Nord, Arturo Giannini, il pensionato che da mesi vive sotto il ponte perché non ce la fa a pagare l'affitto con la sua pensione da 620 euro, racconta che nulla è cambiato.

«Solo tante promesse da parte delle istituzioni, ma nessun fatto concreto. La verità è che se non ci fosse la gente ad aiutarmi – dice – non saprei come fare. Quelli che passano di qui mi dimostrano solidarietà e calore, ma chi dovrebbe realmente aiutarmi non lo fa».

Ed infatti, il signor Arturo, ex elettricista, 75 anni, è riuscito a farsi un giaciglio di fortuna, con tre assi di legno che gli hanno portato dall'ospedale e che lui ha messo insieme per trascorrere la notte. Ma l'ultima è stata dura davvero, con quel vento gelido a tagliare la faccia e quella precedente ancora di più con la neve dal cielo. “Ho la schiena rotta – continua – questa notte non ho dormito per il freddo”. E mentre racconta le sue giornate, tutte ugualmente grigie, una passante interviene: «Mi rivolgo al sindaco e gli domando: Ma si può in una città civile Trento, lasciare che una persona viva sotto un ponte? Se andiamo avanti di questo passo, con queste pensioni da fame e con il disinteresse delle istituzioni, saremo in tanti a finire così».

Per mangiare, il signor Arturo, si affida alla benevolenza dei passanti: «Tanti mi aiutano, mi danno qualcosa per comprarmi da mangiare, con 620 euro non si va lontano».

Giannini ritorna anche sulla questione della casa a Ravenna, che il Comune gli aveva assegnato perché per un periodo aveva lavorato là: «Sono state dette tante falsità, ho lavorato a Ravenna, ma non ho diritto ad avere la casa popolare che mi era stata assegnata, perché non risiedo più là. Sulla mia carta d'identità, ora ho una residenza provvisoria. Poi ad aprile mi verrà fatto il documento definitivo».

E allora ci sono buone speranze che le venga data presto una casa? «Ormai non spero più niente, quando sono stato all'ostello, mi è stato detto, vedrai che non tornerai più sulla strada. Ed invece eccomi di nuovo qua, dove passerò anche il Natale, come San Giuseppe». E poi trova lo spirito per scherzare: «Mi mancano solo la Madonna e Gesù Bambino».

Chissà se sotto l'albero, quest’anno, Arturo potrà trovare una casa.

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