«Anpi, difendo la libertà di voto dei nostri iscritti»

Il presidente Schmid oggi «sotto processo» al comitato nazionale schierato per il no alla riforma costituzionale: «L’immobilismo è un errore»


di Chiara Bert


TRENTO. «Difendo un’Anpi pluriculturale e aperta, e difendo la libertà di voto e di coscienza degli iscritti». Sandro Schmid, presidente dell’Associazione partigiani del Trentino, ex parlamentare del Pds ed ex segretario della Cgil trentina, risponde al telefono dal treno che lo sta portando a Roma, dove oggi ribadirà al comitato nazionale le ragioni delle critiche alla scelta dell’Anpi nazionale di schierarsi per il no al referendum sulla riforma costituzionale. Sulla linea del Trentino ci sono anche l’Anpi di Bolzano (che sabato ha confermato la fiducia al presidente Orfeo Donatini ribadendo che non parteciperà alla campagna per il no) e quella di Bologna, che al recente congresso di Rimini hanno contestato la posizione del nazionale. Ma critiche sono anche le sezioni di Ravenna, Imola, Lecco.

Schmid ha convocato per sabato prossimo il comitato provinciale dell’associazione, dove si presenterà dimissionario. Ma oggi, davanti ai vertici nazionali, confermerà la sua posizione: «Difendo un confronto libero che porti alla legittimità di un voto libero. Ho ricevuto attestati di solidarietà dai componenti dell’Anpi trentina ma anche da esponenti della cultura e della politica». Fino al confronto di sabato a livello locale, Schmid preferirebbe «restare sopra le parti». «In questo momento, dove anche l’Austria è spaccata a metà e assiste al ritorno di ideologie che pensavamo superate per sempre, vorrei vedere una grande battaglia europea dell’Anpi contro il vento dei movimenti populisti e neofascisti».

Ma di fronte a un clima sempre più incandescente sulla riforma della Costituzione - con lo scontro interno al Pd dopo le dichiarazioni del ministro Maria Elena Boschi, che ha parlato di «partigiani veri che voteranno sì al referendum» - anche Schmid non si sottrae: «La battuta di Boschi mi è sembrata del tutto infelice, non si distinguono i partigiani buoni o cattivi a seconda se votano sì o no alla riforma. Proprio per evitarlo ci stiamo battendo dentro l’Anpi nazionale». «Io non sono entusiasta di questa riforma costituzionale, il ruolo del nuovo Senato delle Regioni e il collegamento con la riforma elettorale sono due punti deboli - spiega - ma in una società che cambia a velocità altissima difendere l’immobilismo è un errore. I problemi non si risolvono lasciando tutto com’è, ma correndo il rischio di sbagliare. E superare il bicameralismo perfetto non è una bestemmia, è un’esigenza che sta nella storia della sinistra italiana, da Ingrao a Berlinguer a Napolitano».

Intanto l’Anpi nazionale tira dritto e la segreteria organizzativa, con il responsabile stampa Andrea Liparoto, nei giorni scorsi ha invitato a tutte le sezioni l’avviso che sul sito dell’associazione è stata aperta una finestra dedicata al referendum sulle riforme, con tutta una serie di domande e risposte a difesa del no e tese a smontare la riforma costituzionale e l’Italicum: perché opporsi adesso?, questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?, non c’è il lato positivo del risparmio?, cosa accadrà se vincerà il no?. La segreteria allega anche il volantino che annuncia la settimana di raccolta firme che l’Anpi terrà con l’Arci fino al 29 maggio. Alla mail del nazionale ha risposto Lionello Bertoldi, ex presidente dell’Anpi di Bolzano ed ex senatore del Pci: «L’Anpi - scrive - mai in nessun momento chiese a qualcuno come avrebbe votato. Per questo ha mantenuto una funzione unitaria, che deve saper ancora dispiegare per essere pari al suo impegno di proteggere la memoria del riscatto alla democrazia».

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