Amianto, accuse a Rheem e Archifar

Due morti sospette, la perizia conferma un caso: patologia compatibile


Giuliano Lott


ROVERETO. L'operaio morì due anni fa, a 74 anni, ucciso da un mesotelioma epitelipleurico a un polmone. Era di Pomarolo e aveva lavorato come manutentore alla Rheem Radi, restando esposto all'amianto dagli anni '70 fino al 1988. I quattro manager che si sono succeduti negli anni sono accusati della sua morte: avrebbero nascosto la pericolosità dell'amianto.

Ieri davanti al gup Monica Izzo il perito Claudio Bianchi di Monfalcone ha spiegato che il tipo di lavorazione - l'amianto veniva utilizzato per coibentare gli scaldabagno - è compatibile con la malattia dell'operaio. Gli accusati sono anziani ex amministratori delegati (Chief executive officier, Ceo) che si sono succeduti dagli anni Settanta in poi alla Rheem Radi: l'ormai novantaquattrenne David Scott vive beato a Dover, in New Hampshire; John Herndon si è stabilito con la famiglia a Mulmur Township, Ontario, Canada, dove vive nell'agio; Alfred Slade Mills Jr., classe 1935, è in pensione da anni e vive tra New York e Washington.

L'unico italiano è il milanese Domenico D'Angelo, anche lui ormai sull'ottantina. La tesi del sostituto procuratore Fabrizio De Angelis, titolare dell'inchiesta, è che tutti sapessero della pericolosità dell'amianto per la salute. Gli effetti nocivi delle microfibre dell'asbesto vennero evidenziati già all'inizio degli anni Trenta da pionieristici studi medici inglesi, i primi a rilevare un rapporto tra amianto e tumori. Negli anni Cinquanta un dirigente d'azienda non poteva ignorare i rischi connessi alla lavorazione dell'amianto, materiale usato in larga misura alla Rheem (come in molte altre aziende del settore).

Il procedimento della Procura roveretana ha un forte valore simbolico: improbabile che i quattro anziani ex capitani d'industria finiscano dietro le sbarre, ma potrebbero essere costretti a risarcire la famiglia dell'operaio.

E ieri si è aperto un nuovo fronte sulle morti da amianto: sotto indagine sono i vertici dell'Archifar, della Roferm e della Biochemie. Devono rispondere per la morte di un dipendente roveretano, anche lui ucciso dal mesotelioma, malattia tipica per chi lavora a contatto con l'amianto. Il gup Izzo ha incaricato l'esperto friulano Claudio Bianchi di stendere una perizia: il giudice vuole capire se esistano responsabilità da parte dei dirigenti (oltre una decina) dell'industria farmaceutica roveretana.













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