Affluenza, in forte calo: a Trento vota 1 su 2
Calo generalizzato di elettori alle urne, complice la bella giornata e l’accorciamento dell’orario di voto
TRENTO. C’è chi darà la colpa alla splendida giornata di sole (di quelle davvero indimenticabili); chi all’accorciamento di un’ora dei tempi di apertura dei seggi (dalle 22 alle 21); chi alla mediocrità dell’offerta politica che ha tenuto lontani elettori sempre più esigenti. Vedetela come vi pare, ma i numeri sono numeri e dichiarano ufficialmente che anche il Trentino ha un problema di partecipazione democratica. Certo, non siamo ai livelli dell’Emilia Romagna, dove alle ultime elezioni ha votato il 37,67%, ma uno smilzo 63,7% di affluenza definitiva a livello provinciale non può lasciare indifferente una provincia che alla chiamata alle urne ha sempre risposto puntuale.
Andiamo ad analizzarli, allora, questi numeri. Con un’affluenza del 54,8% il capoluogo registra un pesante tonfo nell’affluenza, che cala di quasi 5 punti e mezzo rispetto al già misero 60% del 2009. Insomma: a Trento ha votato sostanzialmente un elettore su due, segnale evidente di forte disaffezione di cui il sindaco Andreatta dovrà tenere conto (e magari farsi un esame di coscienza). Ma probabilmente il dato è stato influenzato anche da un altro aspetto: dall’assenza di pathos nella sifda tra il sindaco uscente e il rappresentante del centrodestra Claudio Cia, candidato ai più sconosciuto.
Ma in tutti i grandi centri, in realtà, il calo dei votanti è generalizzato: a Rovereto si passa da 68,4% a 62,7%; a Riva del Garda da 65,6% a 57,7%; a Cles da 77,5 a 71,6%; a Lavis da 72,3% a 65,7%; a Dro (storica roccaforte del senatore-sindaco Vittorio Fravezzi) da 72,9 a 61,2%; a Mori da 76,2% a 66,9% e ad Ala da 76,1% a 67,4%. In controtendenza solo Pergine: da 63,7% a 64,4%.
I numeri non si alzano nemmeno se andiamo ad analizzare i comuni sotto i 3000 abitanti, quelli dove il sindaco lo conosci di persona e il marciapiede sotto casa o la licenza edilizia gliela puoi sollecitare al bar. Ebbene, anche qui il calo è generalizzato, con alcuni picchi di disaffezione che hanno prodotto risultati clamorosi. A Brez, Samone, Mezzano e Roncegno non è stato raggiunto nemmeno il quorum e gli unici candidati sindaco di questi municipi devono ringraziare soltanto la ultime modifiche in materia elettorale (che scorporano dal quorum i votanti residenti all’estero) se, al posto del commissario, in Comune ci andranno loro. Miracolo non riuscito invece a Faedo.