Acciaieria di Borgo, chiesto un nuovo sequestro
La procura presenta appello e chiede che sia fermata la produzione
TRENTO. La procura tira dritto e torna a chiedere il sequestro dell'Acciaieria di Borgo. Lo ha fatto presentando appello contro l’ordinanza con cui il gip ha deciso di mantenere aperta l’azienda. L’atto di appello - firmato dai sostituti procuratori Alessandra Liverani e Salvatore Ferraro - è stato depositato lunedì e darà discusso la prossima settimana. In quel ricorso la procura chiede ai giudici del riesame la modifica di quanto già stabilito dal gip Marco La Ganga che ha «commissariato» lo stabilimento di Borgo, nominando un custode che deve gestire la produzione e riferire allo stesso giudice. Secondo la procura quello adottato dal gip sarebbe un provvedimento non sufficiente a salvaguardare la salute pubblica da un lato e quella degli operai dall’altro.
Il motivo è semplice: se il gip ha ritenuto che l’attività dell’Acciaieria sia pericolosa la nomina del custode non è sufficiente ad eliminare il pericolo. Insomma: se ricorrono le esigenze cautelari che hanno determinato il «commissariamento» disposto dal gip a Borgo non c’è tempo da perdere e bisogna da subito fermare la produzione. Questa era la tesi della procura che già dall’inizio ha sottoposto al gip la sua richiesta di sequestro preventivo. Nell’atto di appello depositato lunedì i pm Liverani e Ferraro tornano a riproporre la richiesta del sequestro secco: chiusura dello stabilimento e sigilli ai cancelli, nessuno deve più entrare lì dentro. Ma c’è una richiesta subordinata che i pm avanzano al tribunale del riesame. Qualora i giudici non dovessero ritenere opportuno fermare la produzione, la procura chiede che almeno vengano posti dei paletti precisi all’attività del custode. E cioè che questi abbia un termine imposto e definito (non previsto dal gip) per presentare una relazione nella quale sia in grado di chiarire se e come è possibile per mettere in sicurezza lo stabilimento dalla fuoriuscita dei fumi tossici documentati dalla Forestale di Vicenza.
Su questo punto - al termine di un confronto con i suoi sostituti - ieri si è pronunciato anche il procuratore Stefano Dragone che però non ha voluto commentare la nuova richiesta di sequestro: «La procura aveva già chiesto che la produzione venisse fermata perché a nostro avviso i rischi per la salute pubblica sono evidenti e non più eludibili. Il gip ha ritenuto di decidere in maniera diversa, nominando un custode ma lasciano aperta l’azienda. Una decisione legittima e probabilmente ispirata dalla volontà di privilegiare le ragioni dei lavoratori, evitando di lasciarli a casa». Le strade per il tribunale del riesame, a questo punto, sono tre. La prima è quella di accogliere l’appello della procura e sequestrare di fatto l’azienda, escludendo il custode e ordinando la chiusura dell’Acciaieria. La seconda è quella di porre al custode dei limiti e dei tempi definiti di intervento, pena la chiusa. La terza è quella di lasciare tutto com’è ora. La prossima settimana questi nodi saranno sciolti.