A Cei è arrivato il bagnino ma non c’è più il lago
L’alveo è ormai completamente invaso dagli ammassi di erbe acquatiche che svettano sopra la superficie anche nei punti teoricamente più profondi
VILLA LAGARINA. A Cei è arrivato il bagnino. Peccato che non ci sia più il lago. Una situazione sulla quale si stanno scatenando le peggiori – o migliori – ironie in Vallagarina. Da chi si raccomanda di consegnare al volenteroso e baldo giovane almeno una falce, tanto per ingannare il tempo, a chi suggerisce di dotarlo di bigliettini per la prenotazione: visto che ormai lo spazio lacustre scoperto non è più grande di una vasca da bagno, almeno può mettere ordine nella calca della gente in coda...
Ma al di là degli sfottò – alla giunta di Villa Lagarina, che ha assunto e paga l'assistente bagnanti da domenica scorsa fino alla fine di agosto, devono fischiare forte le orecchie – il problema è serissimo. Perché ormai definire “lago” quello di Cei è una forzatura lessicale. Non è ancora una torbiera, ma è già ben peggio di una palude.
Lo specchio è invaso per la quasi totalità da ammassi di erbe palustri che vanno dalle classiche canne del sottoriva a ninfee e nannufari ma trovano il loro culmine in banchi di sargassi che dal fondo, anche nei punti dove l'acqua dovrebbe raggiungere i due o tre metri, svettano per un buon mezzo metro sopra la superficie. Condizioni nelle quali nemmeno un'anatra riuscirebbe a nuotare. E di fronte alle quali prevedere un bagnino rischia di rivelarsi non solo clamorosamente ironico, ma anche molto rischioso. Perché in qualche modo avvalora la convinzione che il bagno si possa fare. E per chi non è non solo nuotatore abile e vigoroso, ma anche dotato di esperienza e sangue freddo, provarci davvero può anche essere pericoloso.
La situazione era già delicata da anni. Da quando aumentando artificialmente la superficie paludosa si é provocato il duplice effetto di far perdere livello al lago e favorire la proliferazione di erbe. Che in autunno morendo diventano fango che a sua volta riduce il livello e, fertile, favorisce le erbe dell'anno successivo. Per qualche tempo si è dragato il fondo, ma in un biotopo pare poco bello. Poi per anni si è incaricata una ditta specializzata di estirpare almeno parte delle erbe acquatiche in eccesso. Quest'anno né l'uno né l'altro e, ciliegina sulla torta, sono stati abbattuti molti degli alberi che ombreggiavano la parte sud del lago. Più sole, più erbe. La siccità che di suo affievolisce la portata delle sorgenti che sono l'unica alimentazione del laghetto ha infine reso probabilmente l'effetto ancora più vistoso. Ma sta di fatto che se oggi a Cei c'è un lago, al biotopo del Taio a Nomi c'è almeno un mare interno. Villeggianti? Bagnanti? Cei rimane un luogo stupendo, ma da pic nic, non certo da nuotata. Anche se adesso c’è il bagnino. Come se a Rimini in spiaggia arrivasse un maestro di sci.
L’ambientalista Andrea Frapporti, che ha documentato passo passo la trasformazione da lago in prato umido, suggerisce per lo meno di immettere acqua in qualche modo, per alzare il livello e mitigare l’effetto prateria. Magari prevedendo per fine estate un serio intervento di pulizia del fondale. Se si rivuole il lago.
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