A 17 anni è già un «cervellone»

Il liceale Flavio Miorandi tra i sei giovani più brillanti del mondo nello studio delle neuroscienze


di Nicola Filippi


ROVERETO. Il futuro delle neuroscienze passerà per le mani di Flavio Miorandi. Studente del liceo “A.Rosmini”, residente a Villa Lagarina, ieri ha compiuto 17 anni e mercoledì si siederà sul proprio banco per affrontare il quarto anno di liceo scientifico. A lui piace studiare, è brillante. Ma ha una passione che gli accende gli occhi: non la matematica, ma lo studio del cervello e del sistema nervoso umano. Il suo nome spicca nell’albo d’oro delle Olimpiadi delle neuroscienze (Brain Bee) che si sono svolte poche settimane fa a Cape Town, in Sudafrica. Si è confrontato con i 14 migliori studenti provenienti da Stati Uniti, Canada, Germania, Emirati Arabi Uniti, Malesia, Australia, Kenia, Nigeria, Singapore, Romania, Nuova Zelanda, India e Galles. Si è classificato benissimo: al sesto posto. Mai un italiano era riuscito ad ottenere un risultato così importante, che gli ha permesso di “vincere” uno stage nella clinica universitaria di Heidelberg, in Germania, al fianco di neurochirurghi di fama internazionale.

«Brain Bee è stata un’esperienza straordinaria che mi ha permesso sia di conoscere altri ragazzi, sia di testare le mie conoscenze della materia e dell’inglese», ci racconta. Dopo aver vinto la fase regionale, il nostro a maggio si è aggiudicato la gara nazionale delle Olimpiadi delle Neuroscienze a Trieste. Da lì a Cape town, il passo è stato breve. Dove ha brillato. Ora Flavio Miorandi aiuterà gli organizzatori della fase nazionale delle Olimpiadi delle neuroscienze, che si svolgeranno l’anno prossimo proprio a Trento.

Come mai ti sei appassionato allo studio del cervello, chiediamo. Flavio ammette, candido: «Guardando il telefilm americano degli anni Settanta, Quincy the coroner. Mi colpì un episodio, dove il medico salvava una persona sottoponendola ad una primitiva tac al cervello. A causa della pressione intracranica, rischiava un’ischemia. Da allora ho cominciato a documentarmi, andando in biblioteca e leggendo libri di medicina». Flavio ha conosciuto il neurologo del Santa Chiara, Enzo Tranquillini, che gli ha fornito altro materiale di studio. «Mi sono preparato da solo e mi sono accorto che il mio inglese non è poi così male», scherza. Sia in Sudafrica sia in Germania, Flavio ha sempre e solo parlato in inglese. Anche a Cape Town, le prove si sono discusse in lingua straniera. «Abbiamo dovuto svolgere due sessioni da 25 domande ciascuna, proiettate su una lavagna luminosa, alle quali si doveva rispondere in 20 secondi - ci racconta - poi ci siamo dovuti confrontare con una prova di neuro-anatomia pratica, dove su una tavola era disposta una dozzina di cervelli umani o di modelli e noi dovevamo riconoscere le aree dove erano posizionati gli spilli, una prova di neuro-istologia e la prova di riconoscimento delle patologie cerebrali (morbo di Parkinson, di Alzheimer, ictus, epilessia...» Dopo nove ore di prova, «molto stancante», lo strepitoso risultato. «Il mio futuro? Concludere il liceo, iscrivermi all’università di medicina, ma mi piacerebbe tanto emigrare in Germania. L’università di Heidelberg è splendida: unisce ricerca, laboratorio e clinica. Qui in Italia non ci sono esempi simili. Vedremo...»

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