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Trento, la protesta degli addetti alle pulizie di ospedali e Rsa

Sono 1500, quasi tutte donne e vengono pagate 7 euro l’ora. Preoccupa il ritardo nella vaccinazione



TRENTO. Sono quasi tutte donne e lavorano come addette alle pulizie nei reparti ospedalieri e nelle case di riposo. In Trentino sono 1.500 e vengono pagate 7 euro l'ora.

Insieme alle loro colleghe e colleghi che puliscono uffici, mezzi di trasporto, scuole, spazi pubblici sono senza rinnovo del contratto da 8 anni. Una condizione - rilevano i sindacati in una nota - che non sono più disposte a tollerare.

Così come non sono più disposte ad accettare che non venga riconosciuto il rischio di cui si sono fatte carico in un anno di pandemia, lavorando anche loro a "stretto contatto con il virus" e vogliono risposte sui vaccini per operare in sicurezza.

Per queste ragioni oggi, lunedì 8 marzo, nella Giornata internazionale della donna, le lavoratrici delle pulizie hanno protestato all'esterno dell'ospedale Santa Chiara. Il bonus Covid arrivato dopo mesi di attesa non basta, infatti, a placare le loro proteste.

"Per mesi non si sono mai fermate, facendo turni su turni e a parole tutti ne hanno elogiato la disponibilità e la professionalità - fanno notare Paola Bassetti con Francesca Delai della Filcams, Francesca Vespa della Fisascat e Antonella Didu della Uiltrasporti -. Adesso che è ora di rinnovare il contratto, riconoscendo giusti diritti e adeguato salario la trattativa va per le lunghe. Nell'anno in cui le aziende del settore hanno visto aumentare i fatturati, i datori di lavoro chiedono restituzioni di diritti e non si parla ancora di aumento economico".

Preoccupazione e forte delusione c'è anche per i ritardi sui vaccini. A fine dicembre le categorie sindacali hanno chiesto all'assessorato alla Salute che le lavoratrici che operano nelle strutture sanitarie siano inserite nelle liste prioritarie per vaccinarsi contro il Covid 19.

Dopo settimane di silenzio forse qualcosa si sta muovendo. "E' assolutamente necessario tutelare queste lavoratrici come tutti gli altri operatori che lavorano in ambito sanitario. Hanno il diritto di lavorare in piena sicurezza Loro non possono e non devono essere trattate in modo diverso", concludono.













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