L’attacco

Stop allo sci in Trentino, le perplessità del Pd sulla giunta Fugatti

Il consigliere provinciale Alessio Manica: “Davvero non era prevedibile l’area arancione?”



TRENTO. Alessio Manica, consigliere provinciale del Pd, chiede alla giunta chiarezza sullo stop allo sci. E si chiede se non fosse prevedibile l’area arancione.

“Il 14 febbraio il Ministro della Salute – scrive in un’interrogazione l’esponente dei dem – ha firmato un provvedimento per vietare lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021. In Trentino però lo sci era già fermo, e non sarebbe comunque partito, in virtù dell’ordinanza del Presidente Fugatti che ha inserito la nostra Provincia nella cosiddetta area arancione.

L’ordinanza ha seguito di soli due giorni quella con la quale il presidente Fugatti disponeva l’apertura degli impianti di risalita per gli sciatori amatoriali nelle stazioni e nei comprensori sciistici a partire dal 17 febbraio 2021. Nei due giorni successivi tutti o quasi i comprensori sciistici trentini hanno avviato le costose operazioni necessarie per garantire l’apertura di impianti e piste e anche la Provincia, attraverso Trentino Marketing, si è spesa con il lancio di una campagna promozionale online per promuovere la ripresa dell’attività sciistica”.

E ancora: “Poi però è arrivata la doccia fredda determinata dall’ingresso del Trentino in area arancione. La Presidente di Anef (Associazione nazionale enti funiviari) Valeria Ghezzi a quel punto ha dichiarato: "Siamo stupiti. I nostri colleghi dell'Abetone già una settimana fa ci avevano spiegato che non avrebbero preparato nulla perché sarebbero rientrati in zona arancione. Possibile che qui non abbiamo avuto indicazioni?”.

Davvero nonostante i dati epidemiologici da giorni in progressivo peggioramento l’ingresso del Trentino in area arancione non era ipotizzabile? Se lo era, perché emanare a due giorni di distanza prima un’ordinanza per aprire lo sci e poi una per chiuderlo? Se non lo era, i dati in continuo peggioramento – poi certificati dall’ingresso in area arancione – non avrebbe dovuto o almeno potuto suggerire un atteggiamento più prudente e responsabile?”.

“La sensazione, ancora una volta – conclude Manica - è che la Giunta provinciale abbia cercato di forzare la mano – nonostante la situazione suggerisse ben altro atteggiamento – da un lato per alimentare la propria campagna elettorale permanente e dall’altro per perpetuare l’ormai nota strategia del “buon viso a cattivo gioco”, facendo un passo avanti come Giunta provinciale così da poter poi scaricare sul Governo nazionale la responsabilità dei due passi indietro”.













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