LA CHIUSURA

Paralimpiadi storiche, grande festa da Cortina alla val di Fiemme

Le grandi emozioni sui pendii della regina delle Dolomiti e al centro del fondo di Lago di Tesero hanno segnato un'edizione che vede la spedizione azzurra migliorarsi nel medagliere superando il record precedende, con 16 podi dei quali sette d'oro. Ieri sera la cerimonia di chiusura nello stadio del ghiaccio della località ampezzana, che fu luogo simbolico anche dei Giochi invernali 1956



"Ciao ciao Cortina" è l'espressione apparsa all'interno dello stadio Olimpico del ghiaccio di Cortina d'Ampezzo (Belluno), durante la coinvolgente cerimonia di chiusura dei Giochi paralimpici invernali Milano Cortina 2026, che hanno vissuto una parte significativa e densa di emozioni anche in Trentino, sulle piste del centro del fondo a Lago di Tesero.

A Cortina, l'impianto sportivo, simbolo dei VII Giochi invernali 1956, è stato radicalmente ammodernato e ampliato, proprio per questa edizione delle Paralimpiadi.

La massima autorità presente ieri sera era Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati. La cerimonia si è aperta con l'inno nazionale italiano cantato da Arisa, che ha accompagnato l'alzabandiera del Tricolore da parte della Polizia di Stato in uniforme storica.

Dopo la parte spettacolare, dopo la sfilata delle rappresentanze degli atleti - tutti applauditi dal pubblico -, è intervenuto Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano Cortina 2026. "In questa cerimonia - ha sottolineato - c'è lo stesso spirito di tutti i Giochi: qui ha brillato un faro, in un mondo di oscurità. Finiscono le gare, ma resta l'eredità". Malagò ha sottolineato il grande apprezzamento internazionale per i Giochi italiani, la prima edizione diffusa sul territorio, una formula che sarà adottata già dal 2030, in Francia.

La bandiera con i tre agitos delle Paralimpiadi, mentre nello stadio echeggiava l'inno paralimpico, è stata ammainata dagli Alpini. Anna Scavuzzo vicesindaca di Milano e Gianluca Lorenzi sindaco di Cortina l'hanno consegnata al presidente Ipc Andrew Parsons, il quale l'ha infine affidata a Renaud Muselier e Fabrice Pannekoucke, amministratori delle regioni francesi della Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Alvernia-Rodano-Alpi.

Il presidente del Comitato paralimpico internazionale ha concluso ricordando che "in questi Giochi si è celebrato il fatto che siamo tutti diversi, ma soprattutto il modo in cui questa diversità ci ha resi più forti. Sono state le Paralimpiadi più belle di sempre, con più atleti, 611, con più donne, con la maggiore copertura mediatica. L'eredità sta prendendo forma, grazie agli investimenti nella accessibilità". 

L'ultima medaglia italiana è d'oro e se la mette al collo il più vincente di tutti. Il trentino fiemmese Giacomo Bertagnolli mette il punto esclamativo a una Paralimpiade che entra di prepotenza nella storia dello sport azzurro.

Sette ori, sette argenti e due bronzi, un totale di 16 podi per un movimento che 12 anni fa, a Sochi, ne raccolse zero. È stato raddoppiato il bottino di Torino 2006 e nettamente superato anche il risultato di Lillehammer 1994, tredici medaglie ma mai il metallo più prezioso. Bertagnolli, al tredicesimo podio in carriera, ha portato a casa la quinta medaglia su cinque del programma vision impaired di sci alpino a Milano Cortina.

Era secondo al termine della prima manche, poi la rimonta insieme alla sua guida Andrea Ravelli. "Questa è la più bella, è quella più combattuta", il commento del trentino che nel carnet ha anche l'oro della combinata, gli argenti in Super-G e gigante e il bronzo in discesa. Poco prima di lui, c'era stato il bronzo di Giuseppe Romele nella 20km di fondo categoria sitting, il primo podio sugli sci stretti a Tesero in questi Giochi che hanno visto tanto azzurro con lo sci alpino e lo snowboard all'ombra delle Tofane.

L'Italia chiude quarta la classifica del medagliere, alle spalle della Russia che è salita quattro volte in meno sul podio ma ha conquistato un oro in più. Si tratta del miglior piazzamento nella classifica per nazioni a una Paralimpiade invernale.

Un risultato che mette gli azzurri "nel gotha dello sport paralimpico", commenta Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato italiano paralimpico: "È una soddisfazione enorme - sottolinea De Sanctis che viene accentuata dal fatto che il comitato organizzatore è quello italiano. Di più non potevamo pretendere sia in termini di risultati, sia in termini di organizzazione, sia in termini di partecipazione di pubblico, di compartecipazione delle istituzioni e soprattutto di tutti coloro che amano lo sport olimpico e paralimpico".

Colpisce la profondità di una squadra capace di mandare sette atleti a podio in tre sport diversi, qualcosa che "premia il grande lavoro delle federazioni, il grande lavoro del Comitato italiano paralimpico in tutti questi anni di preparazione ai giochi".

Per il presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, "le parole stanno a zero, i numeri dicono tutto". I numeri dicono sicuramente molto e non solo della Paralimpiade azzurra. Raccontano un'edizione capace di mettere in competizione 611 atleti, divisi in 55 delegazioni: tra queste le esordienti Haiti, Macedonia del Nord, Montenegro, Portogallo, El Salvador. Si sono giocati 412 medaglie, forti del sostegno di 84 guide e di 370 interventi di riparazione realizzati da Ottobock su carrozzine, protesi e attrezzature presso il Service Center.

"Da quando sono diventato presidente nel 2017, queste sono state le mie Paralimpiadi preferite", ha assicurato in conferenza stampa il presidente del Comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons. "Ci sono molte ragioni per cui questi sono i miei Giochi preferiti - ha proseguito -. Probabilmente la principale è lo sport. Lo sport qui è stato semplicemente incredibile, abbiamo assistito a prestazioni incredibili".













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