cloz - questa sera un incontro per ricordarli 

L’umanità eroica di don Guido e Adele Turrini 

In tempo di guerra per un anno e mezzo nascosero un ebreo in canonica salvandogli la vita



CLOZ. Don Fortunato Turrini, Marcello Graiff, Maria Floretta e Sisinio Franch ricorderanno questa sera alle 20.30, nella sala incontri, le figura di monsignor Guido Bortalomeotti e della sua perpetua Adele Turrini, che in tempo di guerra nascosero un ebreo nella canonica di Cloz.

Nel settembre del 1943 Augusto Rovighi, ingegnere di Bolzano, di origine ebraica, sposato con Serafina Rizzi di Cloz, chiese al parroco del paese don Guido Bortolameotti di aiutarlo a trovare un rifugio per difendersi dalle retate di ebrei che erano cominciate anche nella nostra regione dopo l’occupazione nazista. Ospitato in una stanza nel secondo piano della canonica, vi rimase nascosto fino al maggio 1945, quando a guerra finita poté riconquistare la libertà, riabbracciare la moglie e i figli e infine riprendere il suo lavoro.

Rovighi non dimenticò mai chi gli salvò la vita, don Guido Bortolameotti e la sua perpetua Adele Turrini, che lo ospitarono, lo sostennero, lo accudirono per tutto il tempo della sua forzata prigionia, entrambi rischiando la propria vita. Segnalò i suoi salvatori a Yad Vasem, l’istituto di Gerusalemme che raccoglie e tramanda l’olocausto di milioni di ebrei e insieme gli atti eroici di chi si impegnò a salvare le loro vite.

Nel 1983 don Guido Bortolameotti e Adele Turrini furono insigniti della Medaglia del Giusto, che ha come motto “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Per loro è stato piantato un albero sul Monte delle Rimembranze, dove ancora vanno a rendere loro omaggio i pellegrini che si recano in Terra Santa.

L’amministrazione comunale di Cloz in collaborazione con la Comunità di Valle e in occasione della Giornata della Memoria, ricorderà i tempi drammatici della guerra e l’esempio di umanità eroica che è stato dato in silenzio, esempio che è stato riconosciuto solo dopo molti anni e rimane oggi come monito perché non si perdano le radici della solidarietà cristiana.

Una lapide commemorativa sarà collocata sull’edificio della vecchia canonica, perché la memoria duri nel tempo e coinvolga anche le nuove generazioni. (c.a.f.)













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