IL CASO

Mart, quasi 20 mila firme per le dimissioni di Sgarbi

Dopo il video su Facebook (poi cancellato) in cui il presidente del museo e deputato invitava a non rispettare le restrizioni contro il Covid. La replica: "In 33 mila per difendermi: fra loro un Nobel e molti intellettuali".

TRENTO. È stata depositata questa mattina, presso la segreteria generale del Consiglio provinciale di Trento, la petizione lanciata su «change.org» per chiedere le dimissioni di Vittorio Sgarbi dalla presidenza del Museo di arte moderna e contemporanea (Mart) di Trento e Rovereto.

L'iniziativa, promossa dal giornalista Roberto Rinaldi, referente dell'associazione Articolo21 per il Trentino Alto Adige, a seguito delle espressioni usate all'inizio della pandemia dal critico d'arte, ha raccolto 19.385 sottoscrizioni da tutta Italia. «Chiediamo sia rispettato il ruolo di presidente del Mart, il quale, fra i molti ruoli, ha anche la responsabilità di tutelare l'istituzione museale e il suo ruolo sociale-culturale dimostrando un comportamento degno, corretto, ed etico del prestigioso incarico ricoperto», si legge nel testo della petizione.

L'iniziativa è nata a seguito della pubblicazione di un video su «Facebook» (poi cancellato per violazione delle politiche del «social network») in cui Sgarbi esprimeva il suo parere negativo nei confronti delle norme di prevenzione adottate per evitare il contagio, invitando gli abitanti di Codogno a non rispettare le restrizioni previste per il contenimento della pandemia.

La replica. A breve giro la replica di Sgarbi: «Il mio appello a difesa delle libertà personali - e dunque anche rispetto a chi, come Articolo 21, le vorrebbe limitare con vere e proprie forme d'intimidazione - di firme ne ha raccolte 33.000. E a sottoscriverlo non sono stati, come nel caso di Articolo 21, i militanti di partiti di sinistra per ragioni di pura propaganda politica, ma un premio Nobel come lo scrittore Mario Vargas Llosa, e intellettuali come Bernard-Henri Levy, Giulio Giorello, Petros Markaris, Tahar Ben Jelloun, Elena Loewenthal e Alain Elkann», afferma Sgarbi in una nota.

«Mi pare oltremodo evidente - aggiunge Sgarbi - che il confronto non esista, sia per i contenuti (l'appello di Articolo 21 è un penoso campionario di falsità e pregiudizi) che per l'identità dei firmatari; del fantomatico appello contro di me, infatti, conosciamo solo il promotore, noto militante di sinistra, il resto è la classica pesca a strascico sul web, con la logica del branco (o del clan) in cui una firma non si nega a nessuno, tanto più quando si chiamano a raccolta i militanti per ragioni politiche e non di merito».