IL CASO

L'ex primario Staudacher: "Tornato dalla pensione, mi fanno pagare per vaccinare"

Il proprietario di Castel Ivano, figlio del celebre Vittorio, del pioniere della chirurgia d'urgenza in Italia, è fra i tanti medici "vittime" di un emendamento che dispone che la pensione non venga erogata nei mesi di ritorno all'attività. "Non è una questione di soldi ma di dignità. Resterò a titolo gratuito"

MILANO. Ha appena finito il suo turno di 8 ore iniziato alle 7.30 del mattino ed è "storno, come la cavallina di Pascoli". Perché vaccinare "è un lavoro oneroso" dato che non si tratta solo di fare una puntura, ma "anche l'anamnesi di centinaia di anziani molto spesso con terapie e patologie e a volte con parenti agguerriti che vogliono scegliere il vaccino".

Carlo Staudacher, proprietario di Castel Ivano, ha 77 anni, dal 2013 è andato in pensione lasciando il reparto di chirurgia generale del San Raffaele di cui era primario e la cattedra di chirurgia all'università Vita-Salute dello stesso ospedale milanese. E' uno dei tanti medici che ha deciso di tornare a lavorare per la campagna vaccinale ma ha scoperto che, per farlo, deve pagare di tasca sua. Il decreto Cura Italia dello scorso anno aveva infatti ammesso il cumulo di retribuzioni in deroga alla legge su quota100 e quindi i medici assunti per l'emergenza covid con contratto da co.co.co continuavano a percepire il loro trattamento previdenziale. La norma era stata confermata nel decreto Covid di gennaio ma, con il cambio di governo, è stato introdotto un emendamento che dispone che la pensione non venga erogata nei mesi di ritorno all'attività.

Una norma definita "assurda" dall'Enpam e "incostituzionale" dagli avvocati di Consulcesi&Partners, network legale a fianco dei medici. "Una legge pensata come provvedimento per contrastare un'emergenza così importante con un vincolo gravemente disincentivante", spiega Staudacher che ha quindi scritto all'Asl di Melegnano (Milano), una delle 11 che lo ha contattato e che lo ha messo sotto contratto nello scorso marzo: "Piuttosto che pagare per lavorare, preferisco fare attività a titolo gratuito invece di rinunciare alla pensione".

Figlio di Vittorio, considerato tra i pionieri della chirurgia d'urgenza in Italia, Carlo Staudacher nonostante abiti a Milano ha lavorato come vaccinatore "ovunque mi abbiano mandato, da Trezzo a Melzo, e ora sono fisso a Cernusco sul Naviglio, lavorando 8 ore al giorno per 5 giorni, anche sabato e domenica". "Sono un medico - spiega - non potevo stare a vedere migliaia di morti senza fare nulla contro una malattia che possiamo combattere solo con il vaccino". C'è però un problema: "La differenza tra pensione e contratto da co.co.co. è un importo che il medico paga allo stato per fare le vaccinazioni" e quindi "tanti medici come me lasciano perdere".

"Non è una questione di soldi ma di dignità - precisa - Io ricevo ora il compenso di 44 anni di attività, è come se venisse punita un'era sociale. Ho quindi mandato una mail all'Asl dicendo di sospendere il rapporto da co.co.co. e che sono disponibile a fare attività a titolo gratuito". Da anni conosce Letizia Moratti, attuale assessore al Welfare di Regione Lombardia, e "l'ho chiamata per farle presente il problema. Mi ha detto che avevano pensato di chiedere al governo una deroga, ma i tempi sono lunghi".

E invece la campagna sta per coinvolgere tutte le fasce d'età e Staudacher evidenzia anche "un'altra mina vagante": "Molti neo laureati mi hanno detto che a breve ridurranno o interromperanno l'attività vaccinale per mettersi a studiare, visto che hanno l'esame di ammissione alla specialità, il più importante della loro vita". La presenza dei medici in pensione sarà ancora più importante e quindi "il ministro della Salute Speranza raccolga il loro allarme", come ha chiesto la deputata di Italia Viva Giusy Occhionero.