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Inflazione, l’allarme di Coldiretti: «564 euro in più a famiglia solo per la spesa alimentare»

Tra i prodotti soggetti ai maggiori rincari ci sono pane, pasta e riso, seguiti da carne e verdure fresche. Pesano il conflitto in Ucraina e la scarsità di foraggio e raccolto provocata dalla siccità
LA CRISI - Siccità, produzione del foraggio giù del 40%



TRENTO. Il balzo dell’inflazione del 2022 costerà alle famiglie italiane 564 euro in più solo a tavola, a causa del mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina e del taglio dei raccolti per la siccità.

È quanto stima Coldiretti in occasione della diffusione dei nuovi dati Istat sull’inflazione a luglio, che evidenziano un aumento del 10% per i beni alimentari e le bevande analcoliche che trainano i rincari nel carrello della spesa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, registrando un balzo che non si osservava da settembre 1984.

I prezzi della frutta fresca o refrigerata aumentano su base annua del +8,8% - spiega Coldiretti Trentino Alto Adige - mentre quelli dei vegetali freschi o refrigerati del +12,2% anche a causa dell'andamento climatico anomalo che ha favorito anche le speculazioni come nel caso dell’uva da tavola in Puglia, pagata agli agricoltori 0,50 euro al chilogrammo per poi essere venduta al supermercato a cifre fino a 4 euro.

La categoria per la quale gli italiani spenderanno complessivamente di più è però pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo di quasi 115 euro – sottolinea Coldiretti Trentino Alto Adige –  e che precede sul podio carne e salumi (98 euro in più rispetto al 2021) e le verdure (+81 euro). Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi.

Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne – denuncia Coldiretti Trentino Alto Adige - dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea.

In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

A spingere i rincari è però anche l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero. «Nel 2022 – afferma Coldiretti – le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada anche al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità».

«Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni» ha commentato il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi.

«Nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro. In questo contesto è importante l’apertura del Governo alla nostra proposta sulla defiscalizzazione del costo del lavoro» ha concluso Barbacovi.













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