L’INTERVISTA

Fugatti: “In zona rossa chiuse tutte le scuole, dalle superiori ai nidi. Non sfiderò Roma”. Vaccino anche per i settantenni

Il governatore annuncia che rispetterà le decisioni del Governo e degli organi scientifici. “Solo se resterà valido il criterio dell’Rt ci sono possibilità di restare in arancione”. Somministrazioni: precedenza ai disabili

di Luca Marognoli

TRENTO. Il Trentino non cercherà di forzare la mano al Governo. Se finiremo in zona rossa (e lo sapremo presto), le scuole chiuderanno. Tutte: dalle superiori ai nidi. Lo afferma il governatore Maurizio Fugatti. Che attende anche lui di sapere da Roma quali criteri saranno adottati per prendere la decisione sulla preannunciata stretta di marzo. Se a decidere sarà il criterio dell’incidenza settimanale (con il Trentino che dal 4 al 10 marzo era a quota 358 ogni 100 mila abitanti, largamente al di sopra del tetto di 250), il lockdown è assicurato, se resterà valido quello dell’indice Rt, lo sapremo solo stasera.

 

 

Presidente Fugatti, se dovessimo diventare zona rossa, il governatore avrà la discrezionalità di decidere se e quali scuole tenere aperte, in virtù dell'autonomia, oppure no?

No, non ci sono margini di manovra: tutto chiuso. Abbiamo visto cosa è successo con la Val Aosta. Si rischia che poi il Governo impugna e si finisce davanti al Tar. Noi cerchiamo di fare quello che è responsabile fare come abbiamo sempre fatto, aldilà del fatto che se la situazione sanitaria lo richiede bisogna intervenire.

 

Tutto chiuso: anche gli asili e i nidi…

Sì, il Dpcm dice questo.

 

La Provincia di Trento ha sempre cercato di fare il possibile per garantire la presenza scolastica, anche nei momenti più difficili.

C’è una convinzione generale in tutte le Regioni che la scuola, con la movimentazione che produce, fa aumentare i contagi. Noi abbiamo cercato di considerare le positività che derivano dall’apertura, sia educative che sociali, come l’impatto sulle famiglie. Finché ce la facciamo quindi teniamo aperto, dopodiché ci fermiamo.

 

Proprio l’impatto sulle famiglie è un problema sentito da tutti.

Sì, ci preoccupa pesantemente e per questo vanno assunti provvedimenti proprio per aiutare le famiglie.

 

Provvedimenti che potreste anche assumere in autonomia?

Ritengo che debba essere il Governo a farlo.

 

In linea generale, crede nell’efficacia del lockdown come strumento per uscire dall’emergenza varianti o se non dovesse dipendere dai criteri nazionali farebbe scelte diverse?

Finora abbiamo dimostrato di sapere fare scelte controcorrente, anche sulla scuola. Non lo dico per vanto, perché ci siamo presi anche dei rischi.

 

A questo proposito, oggi saranno esaminati i nuovi dati sul contagio e domani il Consiglio dei ministri valuterà l'adozione di eventuali misure restrittive. Il Cts ha raccomandato più rigore nei weekend e regole più stringenti anche in zona gialla, ma tra i ministri c'è chi non vorrebbe penalizzare ancor più ristoranti e negozi.

Il lockdown si è dimostrato utile ma oggi non possiamo guardare ad esso con gli occhi di un anno fa. Il tema sanitario è importantissimo, però la situazione è oggettivamente diversa: ci sono categorie economiche che da un anno sono in grave difficoltà. Tante altre ragioni vanno considerate.

 

Gli epidemiologi parlano di un marzo molto duro ma di una primavera in cui si dovrebbe vedere la luce in fondo al tunnel, grazie all’arrivo dei vaccini e della bella stagione.

Il vaccino ci dice questo, l’esperienza anche. Siamo fiduciosi che marzo sia lo scoglio e che poi questa luce si possa finalmente vedere.

 

Tema vaccini: sabato parte la prenotazione per la fascia 75-79 con AstraZeneca che permetterà la somministrazione direttamente dai medici di base. C’è il rischio di un altro click-day con intasamento del Cup come accadde inizialmente per gli over 80?

Sicuramente, ma era durato 8-10 ore, poi si poteva tranquillamente prenotare.

 

In Alto Adige è successo anche ieri, con 2 mila posti finiti subito e le proteste di chi lamenta di dover passare ore davanti al pc.

A queste situazioni va dato il peso che meritano. Non è che il vaccino non ci sia e che se non arrivi in tempo non lo prendi. E’ questo che conta.

 

Proprio AstraZeneca è da qualche tempo al centro di polemiche. Stamane è arrivata anche la notizia che è stato sospeso in sei Paesi, con la Danimarca che si è aggiunta ad Austria, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia, a causa di alcune diagnosi di pericolose condizioni di coagulazione del sangue.

Ho letto. Ci deve dire il ministero come comportarci. Io non mi permetto di entrare in queste valutazioni scientifiche.

 

Come si procederà con la vaccinazione? Ci saranno allargamenti ad altre fasce di età si presume.

Sì, dopo la 75-79 si passerà alla 70-75: questo è già stato deciso.

 

Seguirete le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità o farete anche scelte autonome?

Fare scelte autonome comporterebbe dei rischi che non vogliamo correre. E’ giusto che le valutazioni vengano fatte su basi scientifiche. Vorrei però sottolineare che teniamo molto ai disabili: come annunciato ieri, abbiamo aperto a 4 categorie di “super fragili”. Non ci siamo dimenticati di loro.

 

Chiudiamo tornando alla zona rossa. Che probabilità ci sono che il Trentino ci entri, allo stato attuale?

Dipende se rimane valido il criterio dell’Rt o dei 250 casi per 100 mila abitanti. Se varrà quest’ultimo, non ci saranno dubbi: entreremo in zona rossa. Se si valuterà in base all’Rt, avremo una risposta nel tardo pomeriggio di oggi.