IL TEMA

Diga del Vanoi, frenata con il nuovo cda del consorzio di bonifica Brenta

Inversione di rotta dell'ente padovano la cui dirigenza precedente proponeva il contestato progetto irriguo, con invaso da 20 milioni di metri cubi sul corso del torrente, fra Trentino e Veneto: la prospettiva di un abbandono indicata ora dal neoeletto presidente Martino Cerantola, già numero uno di Coldiretti Vicenza, sostenuto da una maggioranza che unisce associazioni agricole e una lista ambientalista

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ZENONE SOVILLA


Inversione di marcia del consorzio di bonifica Brenta sul contestato progetto di diga e invaso da oltre 20 milioni di metri cubi, fra Trentino e Veneto, sul corso del Vanoi, al servizio delle colture di pianura.

Il neoeletto presidente Martino Cerantola ha spiegato ai media veneti che la linea del nuovo cda è in discontinuità con la governance uscente: «Valorizzereno i piccoli invasi e abbandoneremo i ragionamenti su quelli grandi», ha detto oggi ai microfoni della Tgr Rai.

Cerantola, già presidente di Coldiretti Vicenza, è stato eletto nel comitato di amministrazione dopo un lungo periodo di contrasti interni e incertezza, con due votazioni senza esito positivo e un commissariamento dell'ente che comprende 53 comuni nelle province di Padova, Vicenza e Treviso.

Ora la situazione si è sbloccata, dopo l'assemblea di ieri nella sede di Cittadella (Padova), con la formalizzazione di una nuova maggioranza composta nel cda dalle organizzazioni agricole e dalla lista civica ambientalista: gli altri membri sono Luciano Baldisseri (Coldiretti), Marco Corradin (Cia) e Giustino Mezzalira (lista GM3A), oltre al rappresentante della Regione, Lorenzo Olivetto. «Persone con buona volontà e un forte desiderio di traghettare lo sviluppo del territorio e la sua salvaguardia sotto il profilo del rischio idraulico e della bonifica», ha commentato il presidente di Coldiretti Vicenza Pietro Guderzo.

Cerantola, nei primi discorsi dopo l'elezione, ha manifestato come priorità l'avvicinare sempre più il consorzio di bonifica ai cittadini, ricordando che il suo ruolo non riguarda solo l'irrigazione per il mondo agricolo ma è sempre di più coinvolto nella gestione del territorio e delle acque. Ciò anche a fronte del cambiamento climatico e alla conseguente necessità di operare per la prevenzione in relazione a minacce quali la siccità e le alluvioni. Una svolta, dunque, ora attesa dagli atti anche formali.

Il progetto del Vanoi è stato osteggiato dalle comunità locali dell'area: comitati civici, Comuni e Province di Trento e di Bolzano si sono fin da subito schierati contro un'opera non concordata con i territori coinvolti, giudicata di forte impatto ambientale e ritenuta anche potenzialmente pericolosa date le caratteristiche idrogeologiche della zona.

Anche dal punto di vista dell'iter burocratico, malgrado un atteggiamento a tratti un po' pilatesco della Regione Veneto negli anni scorsi, il percorso per il consorzio padovano sembrava tutt'altro che semplice.

Già un paio d'anni fa, con una deliberazione, Piazza Dante aveva ribadito l'illegittimità dell'avvio del dibattito pubblico sulla diga, per una ragione giuridica perché in violazione degli accordi vigenti tra il Trentino e il Veneto. Il presidente, Maurizio Fugatti, aveva anche firmato una nota per diffidare il consorzio di bonifica Brenta a proseguire la progettazione.

Molto forte l'opposizione popolare e sitituzionale nei comuni della zona, sia trentini sia bellunesi, con diversi momenti unitari di lotta contro il progetto.

«Quella del Vajont è una diga creata in un luogo sbagliatissimo come sbagliatissima sarebbe la valle del Vanoi, individuata come zona P4 nel Piano di assetto idrogeologico, che significa pericolosità da frana molto elevata», aveva osservato Roberto Padrin, sindaco di Longarone e all'epoca presidente della Provincia di Belluno, nel suo intervento a Lamon, nell'ottobre 2024, alla manifestazione di protesta contro il progetto.













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