Giustizia

Corte Costituzionale: arriva la sentenza sui TSO. Ecco le novità introdotte: cresce la tutela

Diritti e garanzie anche procedurali, più informazione e un’apertura al dialogo con i soggetti interessati dal provvedimento 



ROMA. Con la sentenza n. 76 del 2025, la Corte costituzionale ha segnato un importante punto di svolta nella disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO). I giudici hanno infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune disposizioni dell’articolo 35 della legge 833/1978, imponendo l’introduzione di nuove garanzie procedurali in favore delle persone sottoposte a questo tipo di misure.

La questione è stata sollevata dalla Corte di cassazione, in seguito al ricorso presentato da una donna contro un decreto di convalida del TSO a cui era stata sottoposta. Al centro della vicenda, gravi carenze procedurali: la ricorrente non era stata informata dell’avvio del procedimento né ascoltata dal giudice tutelare, restando così ignara, nell’immediato, di quanto stava accadendo.

La Consulta ha ribadito che il TSO, specie in forma di ricovero ospedaliero forzato, costituisce a tutti gli effetti una limitazione della libertà personale. In quanto tale, richiede il rispetto di precise garanzie costituzionali, a tutela sia del diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria, sia della dignità della persona.

Come già affermato da precedenti pronunce (tra cui l’ordinanza della Cassazione n. 4209/2024), il TSO può essere disposto solo in presenza di:

- gravi alterazioni psichiche che richiedano cure urgenti,

- rifiuto delle cure da parte del paziente,

- impossibilità di adottare alternative extraospedaliere efficaci.

Con la sentenza, la Corte ha censurato l’art. 35 della legge del 1978 nella parte in cui non garantisce tre elementi fondamentali di tutela procedurale: la persona interessata o il suo legale rappresentante deve essere informata tempestivamente del provvedimento che dispone il TSO, del diritto a comunicare con terzi e della possibilità di chiederne la revoca. Prima della convalida del TSO, il giudice deve ascoltare personalmente la persona sottoposta al trattamento.


L’ordinanza del giudice deve essere notificata all’interessato, che dovrà essere informato della possibilità di impugnare la decisione. Inoltre, la Corte ha sottolineato che la condizione psichica di una persona non può mai giustificare l’esclusione dalle garanzie costituzionali, compresa la possibilità di partecipare attivamente al procedimento che incide sulla propria libertà. L’audizione personale è definita un presidio minimo di legalità, necessario per verificare se esistano davvero i presupposti per un ricovero forzato. Non è mancato, infine, il riferimento ad altre misure amministrative restrittive della libertà personale – come l’accompagnamento alla frontiera o il trattenimento nei centri per migranti – per le quali la legge prevede forme di tutela già consolidate, rendendo ancor più irragionevole il vuoto normativo sul TSO.

D’ora in avanti, tutti i procedimenti di TSO dovranno rispettare le nuove garanzie indicate dalla Corte. Il Parlamento potrà intervenire per ridefinire il trattamento sanitario coattivo, ma dovrà farlo nel rispetto del dettato costituzionale e delle garanzie minime affermate dalla Consulta.
 

La sentenza si pone in linea con le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti delle persone fragili, restituendo centralità alla persona anche nei momenti più critici della sua vita.













Ambiente&Percorsi

Primo piano