IL CASO

Bolzano, rivolta degli ospedalieri: «Quel poster ci insulta» 

I manifesti di Südtiroler Freiheit. La foto di un cadavere con un cartellino appeso al dito: «Il medico non sapeva il tedesco». L’Ordine dei medici di Milano invia la segnalazione a Roma

Bolzano. «Fate togliere quei poster davanti al San Maurizio ci insultano!».

Sale alta la protesta dei medici contro i manifesti di Südtiroler Freiheit, il partito di destra tedesca, appesi in tutto l’Alto Adige.

Nei poster si legge “il medico non sapeva il tedesco”... e si vede la foto di un cadavere con un cartellino appeso al dito: “Qui muore il diritto alla madrelingua”. Il partito di Sven Knoll e di Eva Klotz si riferisce ai più di 200 medici assunti in Alto Adige a tempo determinato (3 anni più 2 concessi pochi mesi fa) senza patentino che se alla fine dei 5 anni non lo supereranno dovranno tornare a casa.


Immediata la reazione con professionisti indignati con gli Ordini dei medici che prendono posizione.

Il primo a battere un colpo è l’Ordine dei medici di Milano (a cui gli iscritti che lavorano in Alto Adige hanno inviato una segnalazione) che parla di “stupore, sgomento, comportamento grave lesivo della professionalità dei medici che operano all’interno del Servizio sanitario nazionale”, Ordine che ha girato a sua volta la segnalazione - auspicandone un intervento deciso - alla Fnomceo - la Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

Monica Oberrauch - presidente dell’Ordine dei medici dell’Alto Adige - dice che la questione sarà portata davanti al consiglio: «Ne dobbiamo ancora discutere... anche a me sono arrivate moltissime proteste. Posso dire che si tratta di una messa in scena che raccoglie tutto il nostro disgusto e che offende in primis chi l’ha realizzata. In tutta Europa mancano medici, è vero, ma noi in Alto Adige con l’autonomia ed il bilinguismo la sentiamo ancora di più ma la convivenza di tre gruppi etnici ha messo in piedi una democrazia evoluta che non ha certo bisogno di queste bordate».

La giunta provinciale al momento si mantiene prudente spiegandi che non intende procedere con un’azione legale.

L’assessore alla sanità Thomas Widmann parla di un’offesa fatta a chi lavora e si impegna a dare il meglio che non merita particolare attenzione: «Meno ne parliamo meglio è». Laconico il presidente Arno Kompatscher: «Non è con queste provocazioni che si risolvono i problemi della sanità».

Duro Edoardo Bonsante segretario del sindacato Anaao/Vlk che - per contro - chiede chiare e decise prese di posizione da parte delle Istituzioni e dell’Asl: «Goliardata? Scherzetto post-Halloween? Diffamazione? Istigazione all’odio razziale? Chi più ne ha più ne metta, in base alla propria sensibilità ed indignazione di fronte a questi esempi, non solo di pericolosa disinformazione, ma di vere e proprie offese. Offese nei confronti di tutti i medici che operano nel sistema sanitario provinciale ed anche nazionale, siano essi di origine italiana che di origine straniera, ma anche e soprattutto nei confronti dei medici altoatesini di madrelingua tedesca, rappresentati dal nostro sindacato ANAAO-VLK interetnico ed inclusivo, che si trovano trascinati, loro malgrado, in un vortice di odio razziale del quale la nostra provincia proprio non ha bisogno. Anche se non siamo oggi a difendere una questione sindacale, riteniamo comunque un nostro dovere morale la difesa della categoria medica in toto, attaccata nella sua professionalità e nell’etica professionale e la difesa della popolazione, che di questa categoria ne è l’utenza. Rifiutiamo pertanto e condanniamo tali manifestazioni in una provincia che già soffre per l’anacronistica proporzionale etnica e rimaniamo in attesa di chiare e decise prese di posizione anche da parte delle Istituzioni e dell’Azienda Sanitaria che rappresentiamo tutti i giorni sul campo, ora più che mai in tempi di carenza di personale sanitario. Se è vero che dare risalto ad azioni che condanniamo farebbe forse il gioco di chi le provocazioni le cerca, il silenzio mediatico potrebbe essere anche più pericoloso ed imbarazzante».

Ivano Simioni del sindacato dei medici Bsk/Aaroi non ha più parole: «Stop ai nazionalismi tedeschi e italiani. I medici italiani servono per tenere in piedi il sistema e noi ci impegniamo ad integrarli. Ci siamo battuti, con gli altri sindacati, perchè la Provincia desse loro più tempo per imparare il tedesco, abbiamo chiesto di passare dai 3 ai 5 anni ed è successo, adesso non possiamo sopportare offese del genere a bravi professionisti che ricadono su tutta la categoria». V.F.