L’operazione

Arco, smantellata una rete di prostituzione: giro d'affari da 300mila euro al mese

Le ragazze, tutte tra i 22 e i 31 anni, venivano fatte prostituire in dieci diverse strutture ricettive distribuite tra le province di Trento, Bergamo, Padova, Mantova, Verona e Brescia. Il gruppo criminale gestiva l'attività attraverso annunci online, offrendo anche un servizio "a domicilio" con supplemento.



ARCO. Un'operazione condotta dai Carabinieri della Stazione di Arco ha portato alla luce una vasta rete di sfruttamento della prostituzione che si estendeva in sei province del Nord Italia. Due gli arresti eseguiti questa mattina, mentre altre sette persone sono state denunciate a piede libero.

 

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovereto sotto la direzione del Procuratore Orietta Canova, ha rivelato un sistema criminale ben organizzato che operava principalmente dall'Alto Garda. Il gruppo, composto da nove cittadini stranieri di età compresa tra i 26 e i 38 anni, aveva creato una rete di prostituzione che coinvolgeva quindici giovani donne reclutate all'estero.

 

Le ragazze, tutte tra i 22 e i 31 anni, venivano fatte prostituire in dieci diverse strutture ricettive distribuite tra le province di Trento, Bergamo, Padova, Mantova, Verona e Brescia. Il gruppo criminale gestiva l'attività attraverso annunci online, offrendo anche un servizio "a domicilio" con supplemento.

 

Particolarmente significativo il giro d'affari scoperto dagli investigatori: fino a 300.000 euro mensili, somme che gli sfruttatori reinvestivano rapidamente all'estero in immobili di lusso, automobili di grossa cilindrata e gioielli in oro. Alle ragazze venivano concessi benefit sotto forma di abiti firmati, gioielli e accesso a ristoranti di lusso e centri estetici.

L'operazione ha visto l'impiego di 25 Carabinieri e ha portato al sequestro di materiale informatico e denaro proveniente dall'attività illecita. Tra i denunciati figura anche il gestore di un residence trentino per favoreggiamento della prostituzione, mentre altri nove gestori di strutture ricettive dovranno rispondere della mancata comunicazione delle presenze all'Autorità di Pubblica Sicurezza.

I due arrestati sono stati trasferiti nelle Case Circondariali di Trento e Padova. Per tutti gli indagati, come previsto dalla legge, vige il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.













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